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La prospettiva degli studenti

Studenti e pace: i giovani del Vicentino raccontano il loro punto di vista sui conflitti e sull’impegno civile

Un’indagine su oltre 1.500 ragazzi delle scuole superiori della provincia di Vicenza rivela paura per la guerra, forte interesse per la pace e differenze tra maschi e femmine nel vivere i conflitti quotidiani

Foto di repertorio

Foto di repertorio

Qual è il pensiero dei giovani sui conflitti mondiali e sull’impegno per la pace? A cercare di rispondere ci ha pensato l’Associazione Oikos di Vicenza insieme a un gruppo di sociologi e docenti universitari, tra cui Giuseppe Pellegrini dell’Università di Trento e Silvia Cataldi della Sapienza di Roma, con un’indagine che ha coinvolto 1.561 studenti delle scuole secondarie di secondo grado del Vicentino.

I risultati mostrano che Internet (75,8%) e la televisione (62,7%) sono le fonti principali attraverso cui i ragazzi si informano sui conflitti armati. Circa sei su dieci ritengono di ricevere informazioni sufficienti, con una maggiore conoscenza della situazione in Ucraina rispetto ad altri scenari bellici seguiti dai media lo scorso dicembre.

Il sondaggio ha anche evidenziato come i conflitti quotidiani – legati soprattutto a divergenze di valori o giudizi ingiustificati – siano vissuti con emozioni diverse tra maschi e femmine: rabbia, frustrazione e disprezzo sono state riportate più spesso dalle studentesse.

Nonostante le preoccupazioni, il 71% dei giovani si dichiara disponibile a impegnarsi per la pace e i diritti umani, scegliendo modalità diverse: dallo studio per acquisire competenze (28,9%), alla sensibilizzazione della comunità (28%) e all’impegno in politiche di pace (22,5%). Tuttavia, metà degli intervistati ritiene che le decisioni sui grandi scenari di pace restino appannaggio dei governi e dei leader mondiali.

L’attenzione dei ragazzi verso le guerre è alta: quattro su dieci temono uno scontro globale, mentre il 70% è preoccupato per un eventuale coinvolgimento dell’Italia in conflitti armati. Sul fronte scolastico, quasi la metà ritiene che le iniziative per la pace e i diritti umani promosse nelle scuole non siano sufficienti, riconoscendo invece il ruolo di associazioni locali e dell’ONU come principali promotori di queste attività.

Infine, il tema del servizio militare e civile mostra una posizione netta: solo il 27-30% dei giovani sarebbe disponibile a prestare servizio militare, mentre una percentuale più alta – fino al 43,3% in tempo di pace – non sceglierebbe né l’uno né l’altro. In caso di chiamata obbligatoria in tempo di guerra, solo il 35,1% si arruolerebbe.

L’indagine mette in luce un ritratto chiaro dei ragazzi vicentini: informati, preoccupati per i conflitti globali, ma desiderosi di contribuire attivamente a costruire una società più pacifica.

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