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Continua l'invasione del granchio blu nelle coste venete, raccolti oltre 62mila chili in un anno di monitoraggio

Il progetto regionale “Blue Crab Action Plan” svela i dati 2025: la specie è ormai stabilmente insediata nel Delta del Po e nella laguna nord di Venezia

Un esemplare di granchio blu

Un esemplare di granchio blu

Un anno di monitoraggi intensi nelle acque venete conferma la diffusione capillare del granchio blu, specie aliena invasiva che sta rivoluzionando gli ecosistemi lagunari. Tra giugno e novembre 2025, il progetto “Blue Crab Action Plan” ha campionato complessivamente 62.468 chili di granchi lungo 150 chilometri di costa, tra mare, lagune e valli da pesca, con densità particolarmente elevate nel Delta del Po e nella laguna nord di Venezia.

Il programma, avviato nel 2024 e coordinato dalla Regione del Veneto in collaborazione con Arpav, Veneto Agricoltura e le Università di Padova e Ca’ Foscari, mira a fornire strumenti pratici e scientificamente fondati per il contenimento della specie. Il granchio blu, presente stabilmente dal 2023, ha colpito duramente pesca e molluschicoltura, imponendo un approccio di gestione strutturale e non più emergenziale.

“I dati raccolti ci permettono di trasformare un problema in opportunità, valutando anche l’introduzione della specie sui mercati internazionali”, spiega l’assessore regionale alla pesca Dario Bond. “Siamo di fronte a una presenza sistemica: serve una strategia permanente di controllo e non interventi sporadici”.

Lo studio ha messo in luce differenze nell’efficacia degli attrezzi da pesca: le nasse risultano più performanti nel Delta del Po, mentre i cogolli sono preferibili nella Laguna di Venezia. Ricerche presso la Stazione di Idrobiologia di Chioggia hanno evidenziato l’eccezionale capacità del granchio blu di adattarsi a temperature estreme e variazioni di salinità, confermandone l’invasività.

Il monitoraggio ha anche rilevato la predominanza dei maschi, con femmine presenti in picchi stagionali, e la presenza di predatori naturali come branzini, orate, corvine e la tartaruga marina Caretta caretta, che in un terzo dei casi studiati aveva il granchio blu nella dieta. Questi dati aprono nuove possibilità di controllo integrato attraverso la catena alimentare.

Nei sistemi acquatici confinati, come le valli da pesca di Ca’ Pisani e Pierimpiè, la specie è altrettanto presente, con concentrazioni variabili legate ai gradienti salini e alle dinamiche idrauliche. Nel primo anno del progetto sono stati convocati 18 incontri con pescatori e cooperative tra Chioggia, Burano, Rosolina, Scardovari, Pila e Caorle, accompagnati da analisi economiche sui costi e le opportunità legate alla presenza della specie.

“Abbiamo finalmente un quadro chiaro della situazione – conclude Bond – e una rete istituzionale e scientifica pronta a tradurre i dati in azioni concrete, per proteggere sia il reddito dei pescatori sia l’equilibrio degli ecosistemi veneti”.

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