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Referendum giustizia

Manildo: la vittoria del No segnala che le riforme devono nascere dal confronto e non dall’imposizione

Il capogruppo Pd in Consiglio regionale sottolinea che la partecipazione dei veneti dimostra la voglia di serietà sulle modifiche costituzionali e invita il Parlamento a guidare ogni cambiamento senza forzature ideologiche

Giovanni Manildo, ex sindaco di Treviso

Giovanni Manildo

La chiara vittoria del No al referendum conferma, secondo Giovanni Manildo, capogruppo del Pd in Consiglio regionale del Veneto, che le riforme costituzionali non possono essere imposte dall’alto o trasformate in simboli ideologici.

«Il risultato parla da solo – commenta Manildo – i cittadini hanno voluto difendere la Carta costituzionale. Quando si interviene sui pesi e contrappesi della democrazia, serve un confronto serio, approfondito e condiviso, non prove di forza».

Il riferimento all’affluenza è significativo: «Quasi 19 punti percentuali in più rispetto alle elezioni regionali dimostrano che i veneti pretendono serietà quando si tocca la Costituzione. Non si possono accettare scorciatoie o strappi che minano le fondamenta dell’ordinamento».

Riguardo alla giustizia, Manildo sottolinea la necessità di riforme «per rendere il sistema più efficiente e vicino ai bisogni della collettività, senza però toccare i principi fondamentali e le garanzie previste dalla Costituzione». Secondo il capogruppo, la campagna referendaria si è concentrata su effetti non collegati al quesito reale, cosa che gli elettori hanno compreso.

«Ogni riforma sulla giustizia – conclude Manildo – deve rispettare la separazione dei poteri. Ora serve un percorso in Parlamento, senza scavalcare il confronto democratico e l’indipendenza degli organi di garanzia».

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