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Cultura e ricordo
26.03.2026 - 08:30
Foto dell'esposizione
In piazza Dante, nel cuore di Trento, è stata svelata una teca che custodisce ciò che resta della Fiat Croma blindata conosciuta come “Quarto Savona 15”, l’auto della scorta fatta esplodere dalla mafia nella strage di Capaci del 1992. L’iniziativa, davanti al palazzo della Regione, ha richiamato cittadini, studenti e autorità, trasformandosi in un momento di riflessione collettiva sulla legalità.
Nell’attentato persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.
Alla cerimonia era presente anche Tina Montinaro, vedova del caposcorta, oggi impegnata nella diffusione della cultura della legalità.
Il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, ha sottolineato il valore dell’iniziativa come esempio di responsabilità civica, soprattutto per i giovani, ricordando l’importanza di conoscere quelle pagine difficili per mantenere viva l’attenzione sui principi di legalità.
Sulla stessa linea l’assessora Francesca Gerosa, che ha definito l’auto “non un semplice oggetto”, ma un simbolo della violenza mafiosa e, allo stesso tempo, del coraggio di chi ha servito lo Stato fino all’ultimo momento. Un messaggio che richiama anche le realtà del Nord-Est, dal Veneto al Trentino, dove scuole e istituzioni sono sempre più coinvolte nei percorsi educativi sulla legalità.
La teca è stata realizzata grazie all’impegno dell’assessorato all’Istruzione insieme all’Itt Buonarroti, con la partecipazione attiva degli studenti.
Nel suo intervento, Tina Montinaro ha ricordato come, a distanza di quasi 34 anni, quel sacrificio continui a parlare al Paese: dentro la teca, ha detto, non ci sono solo i resti di un’auto, ma anche il segno concreto di vite spezzate mentre svolgevano il proprio lavoro. Un richiamo diretto ai presenti, in particolare ai giovani, affinché tragedie simili non si ripetano.
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