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Via alle operazioni “Ghost Nets”: le Tegnùe di Chioggia liberate dalle reti fantasma

Al via la fase operativa del progetto PNRR. Venturini: “Proteggere un ecosistema unico e fragile, la sostenibilità è una priorità”

Via alle operazioni “Ghost Nets”: le Tegnùe di Chioggia liberate dalle reti fantasma

Foto di repertorio

Dalla mappatura dei fondali all’azione concreta: entra nella fase operativa il progetto “Ghost Nets”, l’iniziativa che punta a liberare le Tegnùe di Chioggia dalle reti da pesca abbandonate, tra le principali minacce per l’equilibrio dell’ecosistema marino dell’Alto Adriatico.

Dopo settimane di indagini preliminari condotte tra febbraio e marzo, il piano passa ora agli interventi diretti. Le operazioni di recupero prenderanno il via tra il 7 e l’8 aprile nella Zona Speciale di Conservazione delle Tegnùe, un’area di straordinario valore naturalistico candidata al riconoscimento Unesco. Qui, formazioni rocciose sommerse emergono dai fondali sabbiosi creando veri e propri reef naturali, habitat ideali per una ricca biodiversità di pesci, molluschi e crostacei.

A presentare l’avvio della nuova fase è stata l’assessore regionale all’Ambiente Elisa Venturini, intervenuta al Municipio di Chioggia. «Rimuovere le reti fantasma significa proteggere gli habitat e restituire integrità a un ecosistema fragile e prezioso», ha dichiarato, sottolineando come la tutela ambientale richieda «responsabilità condivisa e visione».

Le cosiddette ghost nets, infatti, continuano a intrappolare fauna marina anche dopo essere state abbandonate, danneggiano i fondali e contribuiscono alla diffusione di microplastiche. Un impatto silenzioso ma devastante, che il progetto mira a contrastare non solo attraverso la rimozione dei rifiuti, ma anche con il ripristino delle condizioni naturali dell’ambiente.

Fondamentale, in questa fase, il supporto della tecnologia: la mappatura è stata effettuata con sistemi avanzati come il Side Scan Sonar e i droni subacquei ROV, strumenti che hanno permesso di individuare con precisione le aree più critiche su cui intervenire.

Il progetto, promosso dal Ministero dell’Ambiente e finanziato con risorse del PNRR nell’ambito del programma europeo NextGeneration EU, rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra istituzioni, enti locali e mondo scientifico. In prima linea il Comune di Chioggia, gestore dell’area dal 2023, affiancato dalla Regione Veneto nel coordinamento delle politiche ambientali.

«È un investimento sul futuro — ha aggiunto Venturini — che coniuga tutela ambientale ed economia del mare, rafforzando il legame tra sostenibilità e sviluppo dei territori».

Un intervento che guarda oltre l’emergenza, inserendosi in una strategia più ampia: la Regione Veneto si prepara infatti ad approvare un piano per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, destinato a orientare le politiche infrastrutturali, economiche e sociali dei prossimi anni.

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