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04.04.2026 - 09:54
Foto di repertorio
Nuove ombre sul progetto del bypass ferroviario in Trentino. Dopo mesi di monitoraggi, emergono dati che riaccendono le preoccupazioni ambientali: nelle acque sotterranee sono state rilevate concentrazioni di sostanze inquinanti oltre i limiti di legge, tra cui anche il cloroformio.
Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) ha pubblicato le ultime analisi, sulla base dei controlli effettuati nel mese di gennaio. Se per alcuni elementi, come piombo e ferro, la situazione resta critica ma sostanzialmente stabile, la novità riguarda la presenza di triclorometano — più noto come cloroformio, individuato nel piezometro denominato Aso 05bis.
Il valore registrato è pari a 0,35 microgrammi per litro, oltre il doppio rispetto al limite di legge fissato a 0,15. Un dato che si aggiunge ad altre criticità già rilevate in diversi punti dell’area monitorata.
Nel sito P72, nell’area dell’ex scalo Filzi, si registra per la prima volta il superamento dei limiti anche per gli idrocarburi totali, con una concentrazione di 728 microgrammi per litro contro una soglia massima di 350. Un’anomalia che era già stata sospettata nelle precedenti rilevazioni e che ora trova conferma.
Preoccupanti anche i dati relativi al piombo: nel punto Aso 07 si arriva a 130 microgrammi per litro, ben oltre il limite fissato a 10. Valori inferiori ma comunque sopra soglia anche nel piezometro Aso 10. Per quanto riguarda il ferro, le anomalie risultano persistenti, anche se in parte attribuite alla naturale composizione dei terreni dell’area di Trento Nord.
Meno critico, invece, il quadro relativo ai nitriti, che mostrano concentrazioni in calo rispetto alle precedenti campagne di analisi, pur restando sotto osservazione.
Parallelamente, i monitoraggi sulle acque superficiali non avrebbero evidenziato criticità rilevanti. Ma il quadro complessivo resta complesso e alimenta il dibattito sul proseguimento dei lavori.
A sollevare il caso anche sul piano politico sono tredici consiglieri comunali, in gran parte di opposizione, che chiedono la convocazione di un consiglio straordinario. Nel mirino, oltre ai dati ambientali, anche il ruolo dell’amministrazione comunale, ritenuta poco presente nel confronto pubblico sul progetto, in particolare rispetto al dibattito relativo al bypass di Rovereto.
Secondo i firmatari, la partecipazione istituzionale sarebbe stata insufficiente in una fase cruciale, con una rappresentanza limitata a funzionari tecnici e senza un adeguato coinvolgimento politico e territoriale.
Le critiche si concentrano anche sulla gestione complessiva dell’opera: «Non si può procedere con scavi profondi in un’area contaminata senza aver prima garantito la messa in sicurezza», sottolineano alcuni consiglieri, evidenziando come la questione ambientale fosse nota da tempo ma mai affrontata in modo definitivo.
Intanto il cantiere prosegue: a Mattarello sono in fase di montaggio le frese che entreranno in funzione nei prossimi mesi. E mentre si aprono le iscrizioni per nuove visite guidate al sito, cresce l’attenzione dell’opinione pubblica su un progetto destinato a segnare profondamente il territorio.
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