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Vicenza, processo alla “badante killer”: parla l’investigatore

In quattro anni acquistate fino a cento confezioni annue di psicofarmaci

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Foto di repertorio

Prosegue davanti alla Corte d’Assise di Vicenza il processo a carico di Paola Pettinà, la cosiddetta “badante killer”, imputata per aver somministrato dosi elevate di antidepressivi e psicofarmaci agli anziani di cui si prendeva cura. L’udienza odierna ha visto la deposizione dell’investigatore che ha coordinato l’inchiesta.

A testimoniare è stato Emanuele Contessa, luogotenente dei carabinieri di Vicenza, che ha illustrato i risultati delle indagini condotte nei confronti della donna. Secondo quanto emerso, l’imputata — accusata di due omicidi, tre tentati omicidi e quattro episodi di lesioni gravissime — sarebbe riuscita, nell’arco di quattro anni, ad acquistare fino a cento confezioni all’anno di uno specifico psicofarmaco.

Un dato ritenuto particolarmente significativo dagli inquirenti, anche alla luce delle intercettazioni telefoniche e ambientali raccolte durante le indagini. Dai dialoghi captati, infatti, emergerebbe che la donna, una volta entrata in possesso dei medicinali — acquistabili esclusivamente con prescrizione medica — ne avrebbe fatto anche uso personale.

Paola Pettinà, attualmente detenuta nel carcere di Verona, non ha preso parte all’udienza. La sua audizione potrebbe avvenire nel corso delle prossime sedute del processo.

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