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Maltratta il padre malato e minaccia con molotov: al via il percorso di giustizia riparativa

Il 50enne della Val di Fiemme, detenuto nel carcere di Spini, è accusato di violenze e minacce contro il genitore di 75 anni

Maltratta il padre malato e minaccia con molotov: al via il percorso di giustizia riparativa

Foto di repertorio

Un caso di violenze familiari che ora potrebbe trovare una via di riconciliazione attraverso la giustizia riparativa. Protagonista un uomo di 50 anni della Val di Fiemme, attualmente detenuto nel carcere di Spini, sotto processo con l’accusa di maltrattamenti nei confronti del padre anziano, gravemente malato.

Secondo l’accusa, il figlio avrebbe sottoposto il genitore, 75 anni e in condizioni di salute molto precarie a causa di un tumore e delle cure mediche, a continue offese, umiliazioni e minacce. Frasi pesanti e intimidazioni, come “ti spacco la testa in due”, che avrebbero costretto l’anziano a vivere in uno stato costante di paura e soggezione.

In almeno un episodio, avvenuto dopo aver bevuto e in seguito al rifiuto del padre di concedergli un prestito di denaro, l’imputato lo avrebbe aggredito violentemente, colpendolo al volto e alla testa. L’uomo fu poi trasportato in ospedale con un trauma cranico facciale ed ecchimosi al volto, con una prognosi di cinque giorni. Lesioni considerate aggravate proprio per le condizioni di fragilità della vittima.

La vicenda si complica ulteriormente per un altro episodio contestato all’imputato. In preda a un forte stato di alterazione dovuto all’abuso di alcol, avrebbe costruito in casa tre bottiglie molotov: contenitori di plastica riempiti con liquido infiammabile e dotati di una miccia improvvisata con pezzi di stoffa.

Proprio la sera dell’aggressione al padre, quelle bottiglie incendiarie sarebbero state utilizzate per minacciare la zia dell’uomo, intervenuta per soccorrere l’anziano. “Se chiami i carabinieri ti incendio la casa”, avrebbe detto alla donna, che tuttavia non si è lasciata intimidire e ha contattato le forze dell’ordine.

All’arrivo dei militari, il cinquantenne avrebbe reagito con resistenza, barricandosi nell’appartamento e minacciando di lanciare le molotov anche contro di loro. “Non ho niente da perdere”, avrebbe urlato, ricordando di aver già trascorso dieci anni in carcere. L’uomo è stato poi arrestato.

Ora il procedimento giudiziario potrebbe prendere una strada diversa. Su richiesta dell’avvocato difensore, Marco Vernillo, il tribunale collegiale ha deciso di ammettere l’imputato a un programma di giustizia riparativa, previsto dalla riforma Cartabia.

Il percorso, della durata di circa sei mesi, verrà svolto mentre l’uomo resta detenuto a Spini. Si tratta di un processo di mediazione che coinvolge la vittima, l’autore del reato e talvolta anche la comunità, con l’obiettivo di favorire la responsabilizzazione dell’imputato, la riparazione del danno e la prevenzione di nuove violenze.

Nel caso specifico, il programma potrebbe rappresentare anche un tentativo di riavvicinamento tra padre e figlio. L’anziano, infatti, non ha intenzione di costituirsi parte civile nel processo e ha dato la propria disponibilità a partecipare al percorso.

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