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Cronaca
18.03.2026 - 14:42
Foto di repertorio
Il tribunale di Trento ha assolto il presidente della Provincia autonoma, Maurizio Fugatti, in relazione all'abbattimento dell'orso M90, stabilendo che "il fatto non costituisce reato". La decisione chiude, almeno per ora, una vicenda giudiziaria che aveva acceso un ampio dibattito pubblico sulla gestione dei grandi carnivori in Trentino.
Fugatti era finito a processo con l'accusa di uccisione di animale aggravata dalla crudeltà. L'episodio risale al febbraio 2024, quando l'orso venne abbattuto dai forestali con colpi che lo raggiunsero agli organi vitali. Una modalità ritenuta eccessiva e non necessaria dalle associazioni animaliste, che avevano criticato duramente l'operazione sostenendo che l'animale avrebbe potuto essere sedato.
In un primo momento la Procura aveva chiesto l'archiviazione del caso, ma il giudice per le indagini preliminari aveva disposto l'imputazione coatta, portando così Fugatti davanti al giudice. La sentenza di assoluzione, secondo il presidente della Provincia, conferma "la piena legittimità dell'azione amministrativa", definita come una scelta "necessaria e responsabile" nell'ambito delle competenze istituzionali.
Durante il processo sei associazioni animaliste si erano costituite parte civile, chiedendo un risarcimento complessivo di 300mila euro. Pur prendendo atto della decisione, le organizzazioni hanno espresso una delusione parziale: a loro avviso, la crudeltà dell'abbattimento sarebbe stata riconosciuta, ma senza individuare responsabilità penali. In attesa delle motivazioni ufficiali della sentenza, è già stato annunciato il ricorso in appello.
Resta invece ancora aperta la posizione di altri due soggetti coinvolti nell'indagine: il dirigente del servizio Foreste e Fauna, Giovanni Giovannini, e il comandante del corpo forestale, Raffaele De Col. Le loro posizioni sono state separate dal procedimento principale e non risultano ancora archiviate.
L'orso M90 era considerato un esemplare problematico per la sua frequente vicinanza ai centri abitati. Poche settimane prima dell'abbattimento, nel gennaio 2024, aveva inseguito due persone. L'animale era stato inizialmente catturato e dotato di radiocollare; il provvedimento di rimozione era stato firmato successivamente, in concomitanza con l'abbattimento, e autorizzato anche dall'Ispra.
La vicenda aveva suscitato forti polemiche e tensioni, sfociate anche in minacce nei confronti di Fugatti: nel giugno dello stesso anno il presidente aveva ricevuto una lettera contenente un proiettile e un messaggio intimidatorio. Un episodio che aveva ulteriormente alimentato lo scontro tra istituzioni e attivisti sul tema della gestione della fauna selvatica.
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