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IL caso

Orso M90, il tribunale assolve Fugatti: “Nessun reato nell’abbattimento”

Le associazioni animaliste non ci stanno e annunciano ricorso. Resta aperto il procedimento per i funzionari forestali

Orso M90, il tribunale assolve Fugatti: “Nessun reato nell’abbattimento”

Foto di repertorio

Si chiude con una assoluzione il procedimento a carico del presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, per l’abbattimento dell’orso M90, avvenuto il 6 febbraio 2024 tra Croviana e Malè. Dopo appena due udienze, il tribunale ha stabilito che “il fatto non costituisce reato”, ribaltando uno scenario che solo pochi mesi fa sembrava destinato a un processo più complesso.

A pronunciare la sentenza è stata la giudice Claudia Miori, che ha accolto di fatto la linea della pubblica accusa, la quale aveva già chiesto l’assoluzione ritenendo insussistenti gli estremi del reato. Una decisione che segna un punto a favore della Provincia, dopo che a novembre il gip aveva invece disposto l’imputazione coatta per l’accusa di uccisione di animale con crudeltà.

Soddisfazione è stata espressa dalla difesa del governatore. Gli avvocati Luca Pontalti e Alessandro Meregalli parlano di una “certificazione della correttezza dell’operato” del presidente e del suo staff, escludendo qualsiasi forma di crudeltà o accanimento nell’azione condotta per ragioni di sicurezza pubblica.

Sulla stessa linea Fugatti, che rivendica la legittimità della decisione: “Abbiamo agito in modo responsabile e nel rispetto delle norme, con l’obiettivo prioritario di tutelare l’incolumità delle persone, inclusi gli operatori impegnati sul campo”. Il presidente sottolinea come la gestione di animali ritenuti pericolosi richieda interventi tempestivi e conformi a protocolli riconosciuti a livello internazionale.

Di segno opposto la reazione delle associazioni animaliste, otto in totale, che si erano costituite parte civile chiedendo un risarcimento complessivo di 300mila euro. Le organizzazioni parlano di una “esecuzione brutale e non necessaria” e annunciano battaglia legale in Appello.

Secondo i legali delle associazioni, l’orso avrebbe dovuto essere sedato prima dell’intervento armato. L’animale, un maschio di quasi tre anni ritenuto pericoloso per la sua eccessiva confidenza con le aree urbane, fu invece colpito da tre spari di carabina semiautomatica, due dei quali fatali a causa di un’emorragia interna.

“L’uccisione senza previa narcotizzazione, in assenza di pericolo immediato, resta un fatto grave”, sostengono i rappresentanti delle associazioni, che attendono ora le motivazioni della sentenza per comprendere le ragioni giuridiche dell’assoluzione.

Non è però concluso il capitolo giudiziario legato alla vicenda. Rimane infatti aperto il fascicolo nei confronti del capo del Corpo forestale trentino, Raffaele De Col, e del dirigente del Servizio foreste e fauna, Giovanni Giovannini, che eseguirono materialmente l’ordinanza di abbattimento.

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