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Cronaca
19.03.2026 - 07:45
Foto di repertorio
Dovrà rispondere di due aggressioni sessuali avvenute a distanza di poche ore, una in strada e l’altra all’interno dell’ospedale Santa Chiara di Trento. È comparso ieri davanti al giudice per l’udienza preliminare Gianmarco Giua un cittadino pakistano di 29 anni, senza fissa dimora, arrestato lo scorso anno e tuttora detenuto.
L’episodio più grave risale al 14 febbraio: una tirocinante di 21 anni, diretta al lavoro, era stata seguita in via Orsi e aggredita alle spalle. L’uomo, coperto soltanto da un lenzuolo, l’aveva spinta a terra immobilizzandola con le gambe, bloccandole le braccia e palpeggiandola, mentre minacciava di abusare di lei. La violenza era stata interrotta dall’intervento di due operatori sanitari, che avevano consentito l’arresto in flagranza.
A questo episodio si aggiunge un secondo fatto, avvenuto poche ore prima, il 13 febbraio, all’interno dello stesso ospedale. L’uomo, portato al pronto soccorso dopo essere stato trovato in stato di alterazione mentre vagava nudo al parco delle Albere, si era chiuso in bagno assumendo comportamenti inappropriati. Quando una operatrice sanitaria di 31 anni aveva tentato di accompagnarlo fuori, sarebbe stata toccata ripetutamente sulle natiche.
Le due donne si sono costituite parte civile nel procedimento, chiedendo rispettivamente un risarcimento di 50mila e 15mila euro.
Il processo si svolgerà con rito abbreviato, scelta che in caso di condanna comporta una riduzione della pena. Nel corso dell’udienza è stata affrontata anche la questione delle condizioni psichiche dell’imputato. La difesa aveva infatti segnalato precedenti episodi, avvenuti fuori regione, nei quali l’uomo era stato ritenuto incapace di intendere e volere e sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio.
La perizia disposta dal giudice ha però concluso diversamente: secondo lo specialista, l’imputato è in grado di affrontare il processo ed era capace di intendere e volere al momento dei fatti. La psicosi legata all’uso di sostanze, in particolare cannabis, non è stata ritenuta sufficiente a escludere la responsabilità penale.
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