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Imprenditore sequestrato e picchiato in un furgone: arrestati due fratelli muratori

Al centro della vicenda un presunto debito da decine di migliaia di euro. I due indagati respingono le accuse: «Volevamo solo essere pagati»

Imprenditore sequestrato e picchiato in un furgone: arrestati due fratelli muratori

Foto di repertorio

Un incontro nato per chiarire un pagamento mai arrivato si sarebbe trasformato in un episodio di violenza. Due fratelli muratori, entrambi sotto i trent’anni e titolari di un’impresa edile, sono stati arrestati con le accuse di sequestro di persona e lesioni personali ai danni di un imprenditore del settore.

Il provvedimento di custodia cautelare in carcere è stato eseguito dai carabinieri della stazione di Trento su disposizione del giudice per le indagini preliminari. Al centro della vicenda, un contenzioso economico legato a lavori eseguiti in subappalto e, secondo gli arrestati, mai pagati.

La ricostruzione degli inquirenti

Secondo quanto emerso dalle indagini, la tensione tra le parti sarebbe cresciuta nel corso di diversi giorni, tra telefonate insistenti e toni sempre più aggressivi. I due muratori avrebbero sollecitato con insistenza il pagamento, arrivando – stando all’accusa – a rivolgere frasi intimidatorie all’imprenditore, avvertendolo che la situazione sarebbe potuta peggiorare in caso di mancata risposta.

L’episodio centrale risale a circa una settimana e mezzo fa, nel parcheggio “Zuffo”, a nord della città. Qui l’imprenditore sarebbe stato costretto con la forza a salire su un furgone, colpito con pugni al volto e trattenuto per circa un’ora. Durante l’aggressione gli sarebbe stato imposto di saldare il debito entro il giorno successivo, mentre le chiavi del mezzo sarebbero state trattenute come garanzia.

Dopo il rilascio, l’uomo si è recato al pronto soccorso, dove gli sono state riscontrate lesioni con una prognosi di tre giorni. Determinanti, per gli investigatori, le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona.

La versione degli arrestati

Diversa la ricostruzione fornita dai due fratelli, assistiti dall’avvocato Nicola Canestrini. Durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Enrico Borrelli, gli indagati hanno negato le accuse più gravi, ridimensionando l’accaduto.

Hanno spiegato di aver cercato più volte un confronto con l’imprenditore per ottenere chiarimenti sui pagamenti, lamentando che quest’ultimo continuasse a rinviare senza mai dare seguito alle promesse. Secondo la loro versione, il credito vantato ammonterebbe a circa 15mila euro per un cantiere privato e fino a 80mila euro per altri lavori.

I due hanno ammesso un confronto acceso, ma hanno escluso di aver minacciato o sequestrato l’uomo. Hanno riferito di averlo accompagnato fino a un cantiere per discutere direttamente con il committente, il quale avrebbe confermato almeno in parte i pagamenti già effettuati. Al termine dell’incontro, l’imprenditore sarebbe stato riportato nel luogo iniziale e lasciato libero.

Le posizioni contrapposte

Il legale dei due indagati ha dichiarato che il procedimento giudiziario rappresenterà la sede per chiarire in modo completo i fatti, evidenziando come la vicenda ruoti attorno a crediti reali e documentati e come siano in corso acquisizioni di prove a supporto della difesa.

Di segno opposto il racconto dell’imprenditore, che ha riferito di aver vissuto giorni di forte paura per sé e per la propria famiglia, tanto da decidere di lasciare temporaneamente la propria abitazione. Ha spiegato di aver tentato di affrontare la questione in modo civile, ma che le sue ragioni non sarebbero state ascoltate, portando a un’escalation culminata nell’aggressione.

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