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“Filtro d’amore” a pagamento: coppia condannata per truffa

Raggirata una donna della Vallagarina: versò denaro e gioielli per oltre 13mila euro. Per la moglie riconosciuta la recidiva

“Filtro d’amore” a pagamento: coppia condannata per truffa

Foto di repertorio

Promesse di amore, riti esoterici e un presunto “filtro” capace di risolvere problemi sentimentali. Dietro quella che appariva come una pratica magica si nascondeva invece, secondo il tribunale, una truffa ben orchestrata. Per questo una coppia di coniugi di Arezzo è stata condannata in primo grado dal Tribunale di Rovereto.

La giudice Monica Izzo ha inflitto a Fabiana Rasponi – già ai domiciliari per vicende analoghe – la pena di un anno e otto mesi di reclusione e 500 euro di multa, riconoscendo anche l’aggravante della recidiva. Più lieve la condanna per il marito, Antonio Fadda, a dieci mesi di carcere e 250 euro di multa. Entrambi dovranno inoltre risarcire la vittima con una somma pari a 13.865 euro, oltre alle spese processuali.

Il raggiro online

Secondo quanto ricostruito in aula, la vittima, una donna residente in Vallagarina, era stata contattata tramite Facebook dopo aver pubblicato un messaggio in un gruppo a tema esoterico. I due imputati avrebbero avviato una conversazione privata, proseguita poi su Messenger e WhatsApp, fino a instaurare un rapporto di fiducia.

Nel corso di queste comunicazioni, alla donna sarebbe stato prospettato un rituale in grado di favorire un riavvicinamento sentimentale con l’uomo di cui era innamorata. Per ottenere il risultato, le sarebbe stato richiesto di effettuare versamenti di denaro su carte prepagate e di inviare oggetti di valore come “offerte” per un presunto sacerdote.

Nel giro di un solo mese, giugno 2020, la donna avrebbe effettuato cinque bonifici e spedito tre pacchi contenenti gioielli e oro di famiglia, per un totale di quasi 14mila euro. L’effetto promesso, tuttavia, non si è mai verificato.

Le pressioni e il secondo procedimento

Quando la vittima ha iniziato a dubitare e a interrompere i pagamenti, sarebbero arrivate anche minacce pesanti. La sua legale ha riferito in aula che alla donna sarebbe stato prospettato un grave danno, anche nei confronti dei figli, e la perdita del lavoro. Su questi aspetti è ancora aperto un procedimento separato per estorsione aggravata, che sarà esaminato nei prossimi mesi.

Difesa respinta

La difesa degli imputati ha sostenuto che non si potesse parlare di truffa, evidenziando come la donna avesse scelto liberamente di rivolgersi a pratiche esoteriche, senza alcun obbligo. Secondo questa tesi, si tratterebbe di servizi offerti nell’ambito della cartomanzia, ai quali la cliente avrebbe deciso autonomamente di aderire.

Una linea che non ha convinto il tribunale. La giudice ha ritenuto invece che i due coniugi abbiano approfittato della vulnerabilità della vittima, inducendola a versare denaro e beni sulla base di promesse ingannevoli.

La vicenda giudiziaria non è comunque conclusa: mentre resta aperto il filone per estorsione, le difese potranno impugnare la sentenza nei successivi gradi di giudizio.

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