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Rissa e tensione vicino al Pam di Treviso: due arresti e cinque identificazioni in serata

Scontri sabato 28 marzo tra giovani e forze dell’ordine nella zona di via Zorzetto e via Fiumicelli

Rissa e tensione vicino al Pam di Treviso: due arresti e cinque identificazioni in serata

Foto di repertorio


Sabato sera, 28 marzo, il tranquillo quadrante tra via Zorzetto e via Fiumicelli, a pochi passi dal supermercato Pam e da piazza Borsa nel centro di Treviso, è diventato teatro di una vicenda che ha riportato alla ribalta la questione della sicurezza urbana. Poco prima delle 20 un gruppo di giovani, indicati come stranieri, ha iniziato a importunare i clienti all’uscita del supermercato: l’allarme ha richiamato sul posto due pattuglie della Polizia di Stato e due dei carabinieri. L’intervento, però, ha fatto precipitare gli eventi e per circa venti minuti la situazione è rimasta tesa, tra urla, spintoni e momenti di forte nervosismo.


All’arrivo delle forze dell’ordine due ragazzi — descritti come italiani di seconda generazione — si sono rifiutati di esibire i documenti. Di fronte al mancato rispetto delle disposizioni degli agenti sono stati immobilizzati e successivamente arrestati. Altri cinque giovani appartenenti allo stesso gruppo sono stati identificati dalle forze dell’ordine ma non arrestati. I dettagli sulle accuse precise nei confronti dei fermati non sono specificati nel rapporto informativo a disposizione, così come non sono riportati i nomi degli arrestati o le loro età.

La vicenda ha suscitato preoccupazione tra gli abitanti della zona. Una residente tra via Zorzetto e vicolo Fiumicelli ha descritto la situazione con parole cariche di scoramento: “Qui dopo una certa ora c’è sempre brutta gente, non ci si sente sereni”. Le criticità segnalate riguardano non soltanto l’episodio isolato, ma una percezione più ampia di insicurezza che grava sui cittadini che vivono e frequentano il centro cittadino.

La tensione sociale si è tradotta rapidamente in dichiarazioni pubbliche. Leonardo Campion, presidente del comitato Prima i Trevigiani, ha raccolto e rilanciato le lamentele del territorio: a suo dire le pattuglie intervenute sono impotenti se il sistema giudiziario non assicura pene che impediscano il ritorno immediato in strada di chi delinque. Campion chiede misure dure: espulsioni immediate per chi commette reati e certezza della pena per evitare quelle che definisce “porte girevoli dei tribunali”. Dal fronte politico, il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Alberto Ciamini ha usato toni altrettanto netti richiamando al rispetto delle regole e della sicurezza: chi visita Treviso «deve rispettare la nostra cultura e la nostra sicurezza» e, rivolgendosi in particolare ai «ragazzi di seconda generazione», sostiene che il fenomeno sia «ormai incontrollabile» e che «è ora che comincino a pagare anche le loro famiglie». Le affermazioni incaricate e generalizzanti suonano però discutibili dal punto di vista giuridico e sociale, perché mescolano responsabilità individuali a giudizi collettivi basati sull’origine.

Dal resoconto disponibile restano numerosi punti aperti: non sono specificati i reati contestati agli arrestati, né l’esito delle procedure d’identificazione per gli altri cinque giovani. Non è noto se vi siano denunce da parte dei clienti importunati o se siano state predisposte misure di allontanamento dal luogo. Mancano, inoltre, informazioni sulle condizioni successive all’arresto e sulle eventuali decisioni della magistratura.

L’episodio di via Zorzetto si inserisce in un dibattito più ampio su sicurezza, integrazione e funzionamento delle istituzioni. Da una parte c’è la legittima richiesta dei residenti per strade più sicure e interventi rapidi ed efficaci delle forze dell’ordine. Dall’altra c’è la necessità di non ridurre questioni complesse a slogan e generalizzazioni che possono alimentare stigmatizzazioni e tensioni sociali. Le proposte di interventi, se devono essere efficaci, richiedono chiarezza sui fatti, lettura attenta delle responsabilità individuali e misure integrate: più pattuglie, sì, ma anche politiche preventive, dialogo con le comunità locali e risposte giudiziarie rapide e proporzionate.

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