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Colpo da 600mila euro in malga, arrestati padre e figlio dopo un anno di indagini

Dalla provincia di Brescia alla Val di Non per un furto milionario: decisivi video, pedinamenti e analisi dei tabulati. Si indaga su eventuali complici

Colpo da 600mila euro in malga, arrestati padre e figlio dopo un anno di indagini

Immagine di repertorio

Un colpo studiato nei dettagli, messo a segno lontano da casa e con un bottino da capogiro: 600mila euro in contanti e gioielli. A distanza di quasi un anno, però, la fuga di padre e figlio bresciani si è conclusa con le manette ai polsi. I due sono stati arrestati al termine di una lunga e articolata indagine per il furto avvenuto in una malga a Romeno, in Val di Non, nella notte di metà aprile 2025.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i ladri avevano raggiunto il Trentino dalla provincia di Brescia utilizzando un’auto sportiva di grossa cilindrata intestata a una persona estranea ai fatti. Per eludere i controlli, avevano montato una targa clonata almeno nel tratto ritenuto più rischioso del viaggio. Una volta giunti a destinazione, avevano forzato una finestra al piano terra, introducendosi nell’abitazione dei gestori della malga, assenti in quel momento. L’appartamento era stato messo completamente a soqquadro fino alla scoperta del denaro, nascosto in camera da letto all’interno di scatole da scarpe.

Determinante, per risalire ai responsabili, è stato il lavoro dei carabinieri del nucleo operativo di Cles e del nucleo investigativo di Trento. Gli investigatori hanno ricostruito l’intero percorso dell’auto analizzando i filmati delle telecamere lungo le strade, da Romeno fino all’ingresso dell’autostrada A22. Proprio lì, secondo quanto emerso, i due avrebbero sostituito la targa clonata con quella originale. Incrociando immagini, celle telefoniche e tabulati, oltre a servizi di osservazione e pedinamento, gli inquirenti hanno raccolto elementi sufficienti per ottenere dal giudice un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

I due indagati, di 59 e 33 anni, entrambi con precedenti, sono stati trasferiti nel carcere di Canton Mombello a Brescia. L’accusa nei loro confronti è di furto in abitazione aggravato, commesso di notte, in concorso e con ingente refurtiva.

Le perquisizioni effettuate nelle loro abitazioni hanno portato al ritrovamento di circa 10mila euro in contanti — solo in parte sequestrati — oltre ad attrezzi da scasso, giubbotti antiproiettile, ricetrasmittenti e visori termici, ritenuti strumenti utili per colpi anche in condizioni notturne. Parte di questo materiale, secondo gli investigatori, potrebbe provenire proprio dalla malga svaligiata.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura, non è ancora conclusa. Gli investigatori stanno verificando la possibile presenza di complici o di persone che possano aver fornito informazioni decisive ai due bresciani. Un sospetto rafforzato dalla circostanza che il furto sia avvenuto proprio nel fine settimana in cui i gestori erano assenti, evento tutt’altro che abituale.

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