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Endometriosi, non solo dolore pelvico: “Mal di schiena e problemi respiratori possono essere segnali”

A Verona specialisti a confronto all'AOUI : diagnosi ancora in ritardo fino a 10 anni, ma oggi cure più efficaci e personalizzate

Endometriosi, non solo dolore pelvico: “Mal di schiena e problemi respiratori possono essere segnali”

Da sinistra i medici coinvolti, dott. Uccella e dott. Vedovi

Mal di schiena, lombosciatalgia, difficoltà respiratorie: sintomi comuni che raramente vengono collegati a una patologia ginecologica. Eppure, in alcuni casi, possono essere campanelli d’allarme dell’endometriosi, una malattia infiammatoria cronica che colpisce una donna su dieci e che troppo spesso resta nascosta per anni.

Il ritardo diagnostico, stimato tra i 7 e i 10 anni, resta uno dei principali problemi. A pesare sono la varietà dei sintomi e la tendenza diffusa a considerare “normale” il dolore mestruale. Intanto la patologia può progredire e manifestarsi anche al di fuori dell’utero, arrivando a coinvolgere il diaframma e provocando disturbi apparentemente lontani dalla sfera ginecologica.

Il nostro compito non è alimentare allarmismi o cadere nella sovradiagnosi, bensì offrire alle pazienti un messaggio di concreta speranza e percorsi di cura personalizzati”, sottolinea il professor Stefano Uccella, direttore di Ostetricia e Ginecologia. “Spesso le giovani donne che ricevono una diagnosi di endometriosi ne sono terrorizzate, come se si trattasse di una patologia destinata a espandersi inarrestabilmente e a precludere ogni possibilità di maternità. Al contrario, sappiamo che, sebbene incida profondamente sulla quotidianità, un trattamento adeguato e tempestivo permette di mantenere un’ottima qualità della vita e di avere figli, se lo si desidera”.

Negli ultimi anni, infatti, la gestione della malattia è cambiata profondamente. Se in passato si ricorreva più frequentemente alla chirurgia, oggi si tende a operare solo quando strettamente necessario. Le nuove terapie farmacologiche e i progressi nella diagnostica non invasiva consentono un controllo più efficace e precoce della patologia, soprattutto se la presa in carico avviene in centri specializzati.

Ma l’endometriosi non è solo una questione ginecologica. Il dolore cronico e i sintomi “atipici” richiedono un approccio integrato che coinvolga anche la riabilitazione funzionale.

Il nostro ruolo è fondamentale nel gestire il dolore cronico e le manifestazioni extra-uterine della patologia, come le lombosciatalgie e il dolore pelvico”, spiega il dottor Ermes Vedovi. “Attraverso un approccio riabilitativo integrato con il ginecologo, miriamo a restituire funzionalità e benessere posturale alle pazienti. La riabilitazione del pavimento pelvico, specialmente nel post-operatorio, è uno step cruciale per il recupero della qualità della vita”.

E aggiunge: “Non curiamo solo l’organo, ma prendiamo in carico la donna nella sua complessità fisica e motoria. Lo ricordiamo: con una diagnosi precoce si può ridurre il dolore e vivere normalmente”.

Proprio sull’importanza di un approccio multidisciplinare si è concentrato il convegno nazionale “Endometriosi: approccio integrato multimodale”, ospitato al Policlinico di Borgo Roma a Verona. L’incontro ha riunito esperti di diverse discipline per confrontarsi su diagnosi precoce, impatto psicologico e strategie terapeutiche, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita delle pazienti.

L’impegno prosegue anche sul fronte della prevenzione: il 27 marzo sono in programma visite gratuite all’Ospedale della donna e del bambino di Borgo Trento, organizzate in collaborazione con l’Associazione progetto endometriosi, per favorire una maggiore consapevolezza e intercettare prima possibile i segnali della malattia.

Perché, come sottolineano gli specialisti, riconoscere anche i sintomi meno evidenti può fare la differenza tra anni di sofferenza e un percorso di cura efficace.

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