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Veneto, esodo di laureati: Manildo (Pd) denuncia il disinteresse della Giunta regionale e propone il “contratto d’ingresso”

Il capogruppo del Partito Democratico accusa il governo veneto di non investire sul futuro delle nuove generazioni

Veneto, esodo di laureati: Manildo (Pd) denuncia il disinteresse della Giunta regionale e propone il “contratto d’ingresso”

Foto di repertorio

La crescente emigrazione giovanile dal Veneto sta raggiungendo numeri allarmanti: nel 2024 oltre settemila laureati hanno scelto di trasferirsi all’estero, più del doppio rispetto ai circa tremila del 2014. Tra le province più colpite, spicca Treviso, con quasi duemila giovani emigrati in un solo anno. È quanto emerge dai dati recenti del Cnel, ripresi anche dalla stampa, che pongono sotto i riflettori un fenomeno preoccupante per il futuro della regione.

Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, ha sottolineato le cause alla base di questo esodo. A suo dire, il divario salariale tra il Veneto e l'estero è insostenibile. "Già a un anno dalla laurea, un giovane veneto guadagna circa 800 euro in meno al mese rispetto ai colleghi che lavorano all'estero. Questo gap si amplia ulteriormente, superando i mille euro dopo cinque anni di carriera", ha dichiarato Manildo, evidenziando che il mercato del lavoro non è in grado di trattenere i talenti regionali.

A complicare la situazione, secondo il capogruppo del Pd, c'è l'approccio della Giunta Stefani, che ha messo in campo misure come gli hub del talento e le certificazioni di facciata, ma che non hanno avuto effetti concreti per fermare l’emorragia di giovani. Manildo accusa l'amministrazione di mancare di una vera visione a lungo termine, puntando su interventi simbolici anziché su politiche strutturate per i giovani.

"Le previsioni del bilancio regionale per il prossimo triennio sono emblematiche. Si prevede infatti un drastico ridimensionamento delle risorse destinate ai capitoli vitali per le nuove generazioni, in particolare i fondi per le famiglie e i servizi di supporto alle giovani coppie", ha spiegato Manildo. "In questo modo, i progetti di vita dei giovani veneti rimangono senza una copertura adeguata".

Per invertire questa rotta, il Partito Democratico propone una misura concreta: il contratto d’ingresso. Si tratta di un'iniziativa che prevede un'integrazione regionale di 500 euro al mese per i primi due anni di lavoro, destinata a colmare il gap salariale e a incentivare i giovani laureati a rimanere in Veneto. Inoltre, Manildo chiede l'istituzione di un fondo regionale per l'abitare, con uno stanziamento di cento milioni di euro all'anno per il recupero degli alloggi pubblici sfitti e la creazione di soluzioni abitative a canone calmierato per le giovani coppie.

"La nostra regione deve smettere di essere una fucina di talenti che poi perde all'estero e deve iniziare a investire davvero nel valore del lavoro giovane", ha concluso Manildo. "Il Veneto deve tornare a essere una comunità di opportunità reali, dove i giovani non siano più costretti a emigrare, ma possano trovare il terreno fertile per crescere e costruire il proprio futuro".

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