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21.03.2026 - 05:38
Piste ciclabili scollegate tra loro, attraversamenti difficili e strade considerate pericolose da chi si muove a piedi o in bicicletta. Sono diverse le questioni che i cittadini chiedono vengano affrontate sul fronte della sicurezza stradale. Tra le principali, evidenziata anche dalla Fiab di Castelfranco, c’è il raccordo tra le diverse piste ciclabili presenti in città. Una caratteristica segnalata anche dal Piano urbano del traffico, che evidenzia una «discontinuità marcata che pregiudica l’utilizzo della rete ciclabile e perfino la percezione dell’esistenza di un servizio di mobilità alternativo». Un esempio è rappresentato dalla rotatoria “da Barbesin”, in fase di realizzazione all’incrocio tra la Statale 53 e via del Commercio. L’opera prevede un sottopassaggio ciclopedonale, ma al momento non risulta collegata ad altri percorsi ciclabili, come sottolinea Francesco Serafino della Fiab. «A nord della rotonda c’è via Montebelluna, stretta e trafficata, priva di marciapiede e di pista ciclabile. In bicicletta sarà quindi rischiosa sia l’immissione in strada in uscita dal sottopasso, sia soprattutto l’accesso al sottopasso provenendo da San Floriano. A sud, invece, la pista esistente si trova sul lato ovest di via del Commercio, mentre il sottopasso è sul lato est, creando così un ulteriore attraversamento problematico».
Secondo Serafino, nonostante le ingenti risorse pubbliche investite negli ultimi anni nella mobilità sostenibile, molte delle opere realizzate restano scollegate tra loro. «Tra gli interventi più recenti solo la pista ciclabile di via Postumia è collegata a un tracciato preesistente, mentre altre, quella dell’Atlantis, via dei Carpani, via dell’Ospedale e il sottopasso della rotonda di Bella Venezia, risultano isolate».
Da qui la richiesta di realizzare anche a Castelfranco un BiciPlan, considerato il primo passo per costruire una rete ciclabile comunale sicura e funzionale, capace di rispecchiare il modello della “bicipolitana”: una rete di itinerari riconoscibili e continui, accompagnati da una segnaletica dedicata. «Nel convegno tenuto a maggio 2025 – ricorda Serafino – l’urbanista Matteo Dondè ha sottolineato la valenza sociale e culturale della progettazione della strada come spazio pubblico. Se coinvolta attivamente, la cittadinanza si dimostra favorevole anche a interventi come le zone 30 e le pedonalizzazioni, superando le iniziali resistenze».
Interventi sulla sicurezza stradale sono richiesti anche dagli abitanti di viale Italia. Dopo la contestata apertura a doppio senso di marcia dell’innesto tra via Regno Unito e via Sicilia, i residenti segnalano un aumento del traffico e il passaggio di auto a velocità sostenuta. «Non è stata realizzata alcuna opera di mitigazione lungo l'asse viale Italia-via Sicilia, né un attraversamento pedonale in via Sicilia, strada che inoltre continua a essere priva di un’illuminazione adeguata, con potenziali rischi per pedoni e ciclisti» commentano dal quartiere.
Leonardo Sernagiotto
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