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"Passare su quel pianerottolo è un incubo": parla Ombretta Cattaneo, la donna aggredita dalla vicina martedì scorso

Cattaneo, aggredita martedì scorso a Legnago con un martello dalla vicina di casa, ripercorre gli attimi di terrore vissuti prima di mettersi in salvo. "Guardare ogni giorno la porta della mia 'carnefice' è pesantissimo". "Mi sono salvata anche grazie ai corsi di difesa personale".

"Passare su quel pianerottolo è un incubo": parla Ombretta Cattaneo, la donna aggredita dalla vicina martedì scorso

Il pianerottolo dove Ombretta Cattaneo è stata aggredita con un martello dalla vicina di casa

«Carnefice». Non trova altri appellativi Ombretta Cattaneo per definire la vicina di casa che martedì scorso l'ha aspettata sul pianerottolo al primo piano e, dopo averla stordita con uno spray al peperoncino, l'ha colpita almeno tre volte con forza con un martello di ferro mentre rientrava nel suo appartamento al terzo piano di un palazzo Ater di Casette di Legnago. La 63enne che l'ha aggredita, più alta e corpulenta di lei, e seguita dal centro di salute mentale del Mater Salutis di Legnago (a quanto si apprende dalle dichiarazioni della stessa Cattaneo e dei Carabinieri) è ora in arresto con l'accusa di tentato omicidio.

Cattaneo, titolare di una lavasecco nel cuore del quartiere di Casette dove è avvenuto il fatto, è riuscita a scappare e farsi portare immediatamente al Pronto Soccorso del Mater Salutis di Legnago, dal signor Giancarlo Furia che per caso passava in auto di fronte alla palazzina dell'aggressione. In ospedale i medici le hanno praticato almeno 12 punti di sutura e diagnosticato ferite e contusioni guaribili in 30 giorni. Ma Ombretta, anche per allontanarsi dall'incubo di quei momenti terribili, che rivive col pensiero ogni volta che sale le scale e attraversa quel pianerottolo, già il giorno dopo l'aggressione ha deciso di tornare a servire i clienti nella sua lavanderia.

«Parlare con le persone, coi miei clienti, per me è vita e mi aiuta a non pensare ossessivamente a quei momenti. Vivo nel terrore che la donna che mi ha aggredito possa tornare a vivere nel nostro stabile e così anche mio figlio, l'unica altra persona con cui divido l'appartamento» dichiara con lucidità ma scossa al tempo stesso Cattaneo.

«Su questo però sono stata rassicurata dal Sindaco e dai dirigenti dei servizi sociali: si stanno prendendo a cuore la questione affinché lo sfratto già disposto venga eseguito e la “carnefice” – così devo chiamarla – non viva più nel mio stesso condominio, così da evitare il rischio di incontrarla per le scale». Serviranno tempi tecnici e le procedure previste, ma la priorità per Ombretta resta la sicurezza: tornare a vivere senza condividere lo stesso tetto con chi l’ha aggredita.

La 58enne è nota a Legnago per il suo impegno politico: nella passata amministrazione dell'ex sindaco Graziano Lorenzetti è stata componente della Commissione Pari opportunità; alle elezioni amministrative del 2024 invece si è candidata nella lista «Scelgo Legnago» a supporto del candidato sindaco ed ex ViceSindaco, Roberto Danieli.

Da dietro il banco della sua lavasecco Ombretta ripercorre i terribili momenti vissuti la settimana scorsa quasi sulla soglia di casa. "Sono rientrata e appena arrivata al pianerottolo del primo piano dove abita la mia vicina - io abito al terzo - l'ho vista sbucare da un angolo. Quando sono stata colpita con lo spray al peperoncino subito non ho realizzato cosa stesse succedendo. Poi però ho sentito fortissimi i colpi alla testa e all'addome con quella che mi sembrava una mazza di ferro e la mia vicina che urlava «Devi morire, ti devo uccidere». Sono stata buttata a terra perché la donna che mi ha aggredito è più alta e corpulenta di me, ma ho cercato di raccogliere le energie e di non farmi prendere dal panico, come ho imparato con diverse simulazioni al corso di difesa personale frequentato negli anni scorsi. Così mi sono alzata e quando la vicina mi ha bloccato la manica della giacca per impedirmi di scappare sono comunque riuscita a divincolarmi e sono corsa in strada. Ho davvero creduto di morire e non so come sarebbe andata se, mentre mi sbracciavo in mezzo alla strada, non fosse passato il signor Giancarlo che, senza esitazione, mi ha prelevata e portata al Pronto Soccorso, parlandomi ininterrottamente per tenermi sveglia. È stato provvidenziale. Avevo una disperata voglia di vivere e la forza di questa disperazione mi ha aiutato, oltre ai due corsi di difesa personale che ho frequentato negli anni scorsi. Addirittura alcuni li ho organizzati io stessa nei locali del circolo noi di Casette, prendendo contatti con persone che hanno lavorato nelle forze armate e con degli insegnanti professionisti. Mai avrei pensato di dover utilizzare così quanto ho imparato. Lo dico a tutte le persone cui racconto quel che mi è successo: la difesa personale è fondamentale, bisogna essere pronti in queste circostanze, sapere cosa fare, come muoversi, sapersi mettere in salvo senza farsi sopraffare dal panico. Ora a mente lucida lo posso dire: a me quei corsi hanno salvato la vita".

Perché la vicina ha preso proprio lei di mira? C'erano stati episodi precedenti che facevano temere un'aggressione del genere?

"La signora del primo piano era una condomina problematica, aveva litigato con tutti nel palazzo e anche con qualche inquilina dei palazzi vicini. Scoppiava a ridere ogni volta che incontrava un inquilino, quasi con aria di scherno, di sfida. Avevamo capito che c'erano delle problematiche personali e per questo le stavamo lontani, cercavamo di non disturbarla. Da qualche anno non contribuiva alle spese comuni e noi pagavamo al posto suo rendicontando però poi tutto ad Ater. Mi occupavo io di queste comunicazioni periodiche anche perché ero stata io a incaricarmi della raccolta tra i condomini delle quote per le spese comuni. Ater ci rimborsava anche i soldi che versavamo per lei. Non so se poi alla signora chiedesse conto. Io avevo da poco inviato la rendicontazione delle spese per il 2025. Mi offrivo volontariamente e gratuitamente di raccogliere i contributi di tutti i condomini, con cui le scelte erano invece sempre condivise e in perfetto accordo. Forse per questo mio ruolo sono stata presa di mira. La mia vicina aveva uno sfratto in corso. Ora a suo carico c'è anche la mia denuncia". E in effetti la vicina e autrice dell'aggressione stava per incorrere nella decadenza dell'assegnazione del suo alloggio, causata dal mancato pagamento da parte della stessa inquilina delle spese condominiali per un ammontare di circa 600 euro; spese condominiali del cui ritiro era incaricata proprio la signora Cattaneo. La vittima dell'aggressione riferisce addirittura che il tappeto sul pianerottolo è stato trovato incollato, forse per impedire alla stessa Cattaneo di servirsene per difendersi. Elemento, che come l'agguato stesso, può far pensare a ragione ad un'aggressione premeditata.

"Mio figlio, che è un giovane studente universitario, è particolarmente scosso, quanto e forse più di me. Vorrebbe che andassimo a vivere altrove e anch'io soffro a passare ogni giorno da quel pianerottolo e a gettare lo sguardo sulla porta di casa di chi mi ha così brutalmente aggredito. Ma come ho detto a lui dobbiamo risolvere un problema alla volta. Per ora ho cercato di tornare alla normalità della mia attività. Ringrazio ancora il Sindaco Paolo Longhi che dalla stessa sera del giorno dell'aggressione, dopo che l'ho chiamato, si è adoperato per sostenermi, invitandomi a chiamarlo per qualunque problema fosse sorto; mi ha da subito invitato a recarmi negli uffici comunali - cosa che ho fatto il giorno dopo le dimissioni dall'ospedale - per dare immediata segnalazione ai servizi sociali e per avere il necessario supporto amministrativo e legale".

Dopo essere stata in comune, Cattaneo prenderà contatti con l'associazione RETE DAFNE di Verona che fornisce assistenza pubblica e gratuita alle persone vittime di reato e alle loro famiglie, attraverso l’accompagnamento ai servizi specifici sul territorio, le informazioni sui diritti e il sostegno psicologico o medico-psichiatrico.

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