L’intervista: Carlo Alberto Tesserin, primo procuratore di S. Marco

carlo alberto tesserinIl chioggiotto Carlo Alberto Tesserin alla guida della Procuratoria di San Marco. L’ex consigliere regionale del centrodestra, terminata la sua esperienza in Regione, è diventato primo procuratore di San Marco. Tesserin, classe 1938, sedeva nell’assemblea veneta dal lontano 1990, quando fu eletto con la Democrazia Cristiana. Da allora ha continuato l’esperienza politica sino alla nona legislatura, che è terminata nel maggio 2015. Venticinque anni di impegno politico che, per la città, hanno significato, a prescindere dall’appartenenza politica, una garanzia di rappresentanza, avvalorata dall’esperienza. Il patriarca in persona, Francesco Moraglia, ha creduto fortemente nella persona di Tesserin, scegliendolo per far parte della Procuratoria. A questo ente, riconosciuto con Regio Decreto del 9 luglio 1931, competono la tutela, la manutenzione e il restauro della basilica di San Marco, del campanile e delle loro pertinenze. Quando c’era la Repubblica di San Marco, i procuratori facevano parte della magistratura dello Stato.

Con il termine della nona legislatura si conclude la sua lunghissima esperienza politica.

“Nel 2010 il mio slogan fu “C’è ancora molto da fare”. Ma era già una forzatura perché ricandidarsi a 72 anni dopo quattro legislature era un azzardo. Io avrei dovuto smettere, ma in molti hanno fatto pressione perché mi ricandidassi. Da un punto di vista personale non avevo l’intenzione di iniziare questa legislatura, ma tantissime persone mi hanno chiesto di proseguire. In Consiglio ho avuto rapporti ottimali con tutti”.

Ci racconti com’è avvenuta la nomina a procuratore.

“Il patriarca Francesco Moraglia mi ha chiamato perché stava definendo i nomi e mi ha indicato, direttamente, come componente. In me non c’era alcun presentimento. Ho avuto tanti contatti con il Patriarcato, iniziando da Marco Cé e passando per Angelo Scola ma mai avrei pensato che la scelta sarebbe caduta su di me. Ovviamente il mio ruolo di assessore regionale alla cultura, dal 1990 al 1993, mi ha permesso di intrattenere rapporti con tutti gli enti culturali, quindi anche con la Procuratoria”.

Quali sono le responsabilità che comporta questo incarico?

“Al primo procuratore fanno capo tutte le responsabilità dell’ente. A partire dalla gestione amministrativa per poi giungere all’obbligo di tenere in perfetta efficienza i beni. E la manutenzione ha dei costi esorbitanti. Basti pensare che ci lavorano, continuativamente, una decina di mosaicisti. Il mio compito sarà, quindi, quello di gestire in maniera oculata il patrimonio”.

Come funziona il sistema economico-finanziario dell’ente?

“Allo stato attuale, tenendo conto che una parte delle entrate va alla Procuratoria e una al Patriarcato, il bilancio chiude sostanzialmente in pareggio, grazie anche ad alcuni sponsor, che contribuiscono soprattutto alla manutenzione della Basilica. Noi ovviamente cerchiamo di incentivare le donazioni, evitando però di deturpare il patrimonio con la pubblicità”.

Quali sono i progetti e le idee innovative in definizione per i prossimi tre anni?

“Stiamo valutando l’implementazione di ulteriori misure di sicurezza. Cercheremo, basandoci sull’operato dei nostri predecessori, di fare del nostro meglio. Nel frattempo sento il dovere di esprimere un sentito ringraziamento alla precedente Procuratoria per il lavoro svolto”.

 

di
Andrea Varagnolo

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