Cavarzere: Francesco Permunian e lo scrittore Schultz

Francesco Permunian, autore che ha saputo conquistare lettori e critica con il suo stile anticonformista e sfuggevole a qualsiasi classificazione, quasi un unicum nella letteratura contemporanea, regala ai suoi lettori una nuova opera. Originario di Cavarzere, nel Veneziano, Permunian mantiene un forte legame con il Polesine che definisce un “microcosmo popolato di gente palustre”, costretta a fare i conti con un ambiente nebbioso e cupo, nutrendo di giorno in giorno le proprie manie che si fanno disagio ed esplodono fino a costituire il terreno fertile dal quale Permunian sa trarre la propria ispirazione.

Questa volta si tratta però per lui di intrecciare il proprio mondo con quello di un autore proveniente da tutt’altra parte d’Europa, ossia Bruno Schulz, il maggior scrittore polacco tra le due guerre mondiali, di origine ebraica e assassinato da un ufficiale tedesco nel 1942. Schulz era nato alla fine dell’Ottocento nella Galizia austroungarica, all’estrema periferia dell’impero asburgico, lì viveva allora la maggior parte del popolo ebraico. Era cresciuto in una comunità legata alle proprie tradizioni e alla lingua yiddish, le teorie antisemite che percorrevano in quegli anni tutta l’Europa cominciavano a dare come tremendi frutti persecuzioni e pogrom. In questo ambiente, che gli è troppo stretto, Schulz matura la sua coscienza letteraria.

Qualche tempo fa, Permunian ci aveva dato delle anticipazioni su questo suo progetto, lo avevamo sentito proprio mentre si trovava nel pieno della stesura di “La plasmabilità artistica del cartone”, titolo di questa nuova opera che egli regala ai lettori suoi ma anche a chi ama Schulz. “Si tratta di una sorta di parallelismo letterario – ci aveva confidato – con uno dei miei grandi maestri europei, un lavoro interessante e impegnativo”. Nel libro, pubblicato da Nino Aragno Editore nella collana “Pietre d’angolo” diretta da Andrea Cortellessa, si trovano due facce, è infatti possibile sfogliarlo in un verso e nell’altro. Su un lato si hanno una serie di documenti su Schulz, tra essi lo scambio di lettere con Witold Gombrowicz e una missiva in cui lo scrittore polacco parla della sua relazione con la fidanzata Józefina Szelinska, cui segue una lettera in cui lei stessa racconta la sua relazione.

Nell’altro verso si trova un racconto in cui Permunian fa parlare un allievo di Schulz, il quale racconta una serie di fatti vagheggiando su un testo perduto dell’autore polacco, ossia una relazione sulla plasmabilità artistica del cartone e il suo impiego nella scuola. “Evidente l’interesse della materia – scrive Cortellessa nella quarta di copertina – per il demiurgo di quegli omuncoli di carta, cartone, stracci discendenti della più schietta tradizione golemica del popolo ebraico. Nonché per l’altro allievo, quello della provincia nordestina, oggi massimo cantore di quei fantocci che siamo noi, i suoi simili”. Nicla Sguotti

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