giovedì, 18 Aprile 2024
HomeVenetoAttualitàIl ministro Nordio: "No incuria di fronte a denuncia Vanessa Ballan"

Il ministro Nordio: “No incuria di fronte a denuncia Vanessa Ballan”

Tempo di lettura: 2 minuti circa

“Non emergono elementi che possano reputarsi indice di incuria nei doveri” rispetto a tutto quello che si sarebbe potuto fare per evitare il femminicidio di Vanessa Ballan.

Lo ha messo nero su bianco il Guardasigilli, Carlo Nordio, nella risposta all’interrogazione di Gian Marco Centinaio (Lega) che, dopo la morte della 26enne a Riese Pio X, in provincia di Treviso, uccisa sulla porta di casa (era incita e già madre di un bimbo di quattro anni), ha voluto capire se ci fosse stato un “errore di valutazione” nel non procedere con misure sufficienti per metterla al riparo dal suo aggressore. Vanessa Ballan è stata picchiata sulla testa e sul volto e poi accoltellata con sette fendenti letali al torace. “Non risulterebbero essere state adottate nell’immediatezza le misure atte a evitare il rischio di quanto purtroppo occorso”, ha scritto Centinaio rivolgendosi a Nordio. Il ministro però ha escluso ‘errori’ rimettendo in fila, nella risposta scritta a Centinaio e visionata dalla ‘Dire’, quando fatto sul caso.

Vanessa Ballan fece denuncia la sera del 25 ottobre scorso e “a seguito dell’iscrizione della notizia di reato, avvenuta il 27 ottobre” scattò un un provvedimento di perquisizione personale e domiciliare, “ben motivato e completo di capi di imputazione”. Il pm di turno stabilì che non serviva riascoltare Vanessa Ballan perchè bastavano le informazioni raccolte con la querela. Il 6 novembre il fascicolo passò al pm del gruppo specializzato in reati di violenza di genere e il 13 dello stesso mese fu decisa l’acquisizione dei tabulati di Vanessa Ballan. Da quel giorno al 19 dicembre non furono effettuate altre attività di indagine né segnalate in Procura ulteriori condotte minatore o moleste. Proprio la mattinata del 19 Vanessa Ballan veniva trovata morta nella sua abitazione dal compagno.

Nordio specifica che il procuratore di Treviso ha aggiunto come, “sulla base della disamina della sequenza cronologica delle attività compiute nel procedimento instaurato nei confronti di F.B. a seguito della querela sposta da B.V., non si possa oggettivamente parlare di un ritardo nella trattazione del caso e che la mancata presentazione di una richiesta di misura cautelare al gip da parte dei due pm, che in rapida successione si sono occupati del caso, sia stata il frutto di una valutazione discrezionale (basti, in proposito, verificare la tempestività e la cura nella stesura del provvedimento di perquisizione). La valutazione ha avuto ad oggetto sia il livello di gravità indiziaria (specie per quanto concerne l’ipotizzato delitto di violenza sessuale mediante minaccia), sia la attualità delle esigenze cautelari (specie dopo che l’indagato, col sequestro dei cellulari, era stato privato del possesso dei filmati che costituivano il suo strumento di ricatto e non risultava avere continuato a perseguitare la B. con minacce o molestie)”. Quando si configurò la notizia di reato, inoltre, non era ancora in vigore la legge del 24 novembre scorso che impone al pm un termine di 30 giorni per la valutazione della necessità di chiedere misure cautelari ed un ulteriore termine di 20 giorni al Gip per prendere una decisone in merito. Messi in fila questi dati, “allo stato, dal vaglio della sequenza cronologica degli atti posti in essere dall’autorità giudiziaria competente, non emergono elementi che possano reputarsi indice di incuria nei doveri. Ciò precisato, forte è l’auspicio che la recentissima normativa approvata, e non ancora in vigore al momento della tragica vicenda esposta, possa essere funzionale ad evitare il ripetersi di gravi eventi di violenza, avendo previsto interventi da parte delle autorità, anche giudiziaria, ancora più serrati”, ha concluso Nordio.

Fonte: Agenzia Dire

 

Le più lette