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TEATRO
10.02.2026 - 14:44
Dettagli evento
Data di inizio 18.02.2026 - 20:30
Data di fine 18.02.2026 - 23:59
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Giovedì 18 dicembre il Teatro Verdi accoglie uno spettacolo che non consola e non assolve, ma interroga. Noi Giuda porta in scena Massimo Ghini in un monologo di novanta minuti, denso e senza tregua, scritto e diretto da Angelo Longoni. Un testo che sceglie di affrontare una delle figure più controverse della storia occidentale, restituendole voce, corpo e contraddizione.
Qui Giuda non è l’icona immobile del tradimento, inchiodata da secoli di giudizio morale. È un uomo che torna tra noi, che parla in prima persona, che reclama il diritto di raccontare la propria versione dei fatti. Longoni costruisce una drammaturgia che ha la forma di una conferenza teatrale: Ghini si muove sul palco come un relatore lucido e inquieto, alternando ironia, sarcasmo e improvvise fenditure emotive. Il risultato è un flusso continuo di parole che scardina certezze e costringe lo spettatore a una posizione scomoda.
Il cuore dello spettacolo è una domanda che attraversa la storia del cristianesimo e arriva intatta fino al presente: si può compiere la volontà divina ed essere, allo stesso tempo, colpevoli? Se il tradimento era necessario affinché la profezia si compisse, dove si colloca la responsabilità individuale? Noi Giuda non offre risposte definitive, ma apre uno spazio di dubbio che è, prima di tutto, spazio teatrale. Il titolo stesso, con quel “noi” inclusivo, sposta l’asse del racconto: Giuda non è solo lui, Giuda siamo anche noi, ogni volta che scegliamo, obbediamo, tradiamo o ci nascondiamo dietro un ruolo.
Massimo Ghini affronta questo materiale con un’interpretazione controllata e affilata, lontana da ogni enfasi retorica. Il suo Giuda non chiede compassione, non implora perdono. Argomenta, provoca, sfida. Usa un linguaggio contemporaneo, diretto, talvolta spiazzante, che avvicina il personaggio al pubblico di oggi. È un Giuda che conosce il peso della propria fama millenaria e la usa come arma dialettica, ribaltando il punto di vista e mettendo sotto accusa non solo la storia, ma anche chi la ascolta.
La scrittura di Longoni è costruita come un corpo a corpo intellettuale. Il testo attraversa teologia, filosofia, politica e psicologia, ma resta sempre ancorato a una dimensione umana. Giuda diventa il simbolo di tutte le figure necessarie e sacrificate, di chi svolge un ruolo fondamentale per il funzionamento di un sistema e ne paga il prezzo più alto. In questo senso, Noi Giuda parla anche al presente: alle dinamiche del potere, alle responsabilità scaricate sugli ultimi, ai meccanismi di colpa collettiva che hanno bisogno di un capro espiatorio.
Il palco del Teatro Verdi si trasforma così in uno spazio di confronto più che di rappresentazione. Non c’è azione nel senso tradizionale del termine, ma un’azione del pensiero, una tensione continua tra parola e ascolto. Lo spettatore è chiamato a partecipare, a prendere posizione, a misurarsi con il disagio di una figura che preferiremmo tenere a distanza. È un teatro che non intrattiene, ma coinvolge; che non semplifica, ma complica.
In un panorama teatrale spesso orientato alla rassicurazione o alla nostalgia, Noi Giuda sceglie la via più rischiosa: quella della domanda aperta. E lo fa affidandosi a un interprete capace di sostenere da solo il peso di un personaggio che, da duemila anni, continua a disturbare le coscienze. L’appuntamento è alle 20.30. Il resto accade in sala, tra palco e platea, dove il confine tra chi parla e chi ascolta si fa, inevitabilmente, più sottile.
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