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01.01.2026 - 16:11
Foto d'archivio
In un mercato sempre più affollato di prodotti che si dichiarano “sostenibili”, il consumatore si trova davanti a un interrogativo decisivo: quando un alimento può davvero essere definito tale? La risposta non è immediata e richiede di andare oltre l’apparenza di un bollino verde o di una dicitura ben studiata.
La sostenibilità alimentare, infatti, è frutto dell’equilibrio tra tre dimensioni fondamentali. La prima è quella ambientale, che comprende non solo le emissioni di CO₂, ma anche il consumo di acqua, l’utilizzo del suolo, l’impatto sulla biodiversità e la gestione delle risorse naturali. Un prodotto biologico coltivato in un’area arida con grande dispendio idrico non può essere definito pienamente sostenibile, così come un alimento a basse emissioni che però contribuisce alla perdita di foreste.
Segue la dimensione sociale, spesso invisibile agli occhi di chi compra: condizioni di lavoro dignitose, tutele per i lavoratori, redistribuzione equa dei guadagni lungo la filiera. Anche il frutto biologico più “verde” perde la sua coerenza se raccolto da manodopera sfruttata.
La terza dimensione, economica, garantisce la tenuta del sistema: produttori remunerati in modo giusto, prezzi accessibili ai consumatori e filiere in grado di resistere nel tempo senza squilibri.
Un alimento può dirsi realmente sostenibile solo dopo un’analisi accurata del suo intero ciclo di vita: dalle tecniche di coltivazione ai metodi di trasformazione, dal trasporto alla distribuzione, fino alle scelte finali del consumatore. In questo quadro, i legumi locali rappresentano un esempio virtuoso: migliorano naturalmente il suolo, richiedono poca acqua, offrono un alto valore nutrizionale e, se commercializzati attraverso filiere corte e trasparenti, riducono l’impatto dei trasporti e valorizzano i territori.
La valutazione della sostenibilità resta però un percorso complesso: un prodotto biologico che arriva da migliaia di chilometri può avere un’impronta ecologica maggiore di un alimento convenzionale coltivato vicino a casa. E ciò che è sostenibile in una regione potrebbe non esserlo in un’altra a causa di differenze climatiche, ambientali o socioeconomiche.
In questo scenario, il consumatore gioca un ruolo decisivo. Scegliere cibi stagionali e locali, limitare lo spreco alimentare e considerare l’impatto complessivo della propria dieta sono gesti quotidiani che incidono realmente sulla sostenibilità del sistema alimentare.
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