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15.01.2026 - 09:07
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Dal 6 marzo al 29 settembre 2026, le sale dell’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale ospiteranno la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”, un progetto a cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, realizzato in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati e con il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici.
Presentata oggi a Roma, nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, la mostra propone un racconto originale sulle pratiche religiose delle civiltà preromane, con particolare attenzione al valore simbolico, terapeutico e comunitario dell’acqua. Fiumi, mari, sorgenti e terme diventano così il filo conduttore di un percorso espositivo che mette in dialogo mondi lontani nel tempo, dall’Etruria al Veneto antico, evidenziando scambi culturali e relazioni economiche tra due grandi civiltà italiane.
“Questa esposizione non si limita a mostrare reperti, ma restituisce il senso di una storia viva, in grado di collegare passato e presente,” ha spiegato il Ministro della Cultura Alessandro Giuli. “Gli Etruschi e i Veneti diventano due esempi di apertura verso il mondo, di viaggio e di scambio, radicati nella geografia della nostra penisola.”
Il percorso si apre con il mondo etrusco, dove spiccano la Testa di Leucothea da Pyrgi, simbolo di protezione dei naviganti, e il deposito votivo della Banditella, testimonianza di un culto all’aperto legato alle sorgenti. Seguono i grandi santuari salutari di Chianciano, Chiusi e San Casciano dei Bagni, fino a Marzabotto, con ceramiche greche e bronzetti votivi che documentano quasi un millennio di frequentazione cultuale. Il legame tra ingegneria, ritualità e acqua è sottolineato dalla presenza di una decorazione acroteriale raffigurante Dedalo, simbolo di competenza tecnica e gestione delle acque.
La sezione dedicata ai Veneti evidenzia i culti legati alle acque sananti e ai fiumi, dai santuari termali di Montegrotto e Lagole di Calalzo fino a Pora Reitia a Este e al porto sacro di Altino. Reperti votivi, iscrizioni in lingua venetica e oggetti legati alla scrittura, alla filatura e alla tessitura mostrano la centralità dell’acqua nella vita religiosa e comunitaria.
La mostra si conclude con un’installazione contemporanea di Fondazione Bonotto, We are bodies of water, un grande arazzo realizzato con filati di materie plastiche riciclate, arricchito da elementi digitali e sonori ispirati all’ambiente lagunare, che unisce arte, tecnologia e riflessione sull’ambiente.
“Venezia, città di incontri e scambi, è il luogo ideale per raccontare storie di relazioni e di cultura condivisa,” ha commentato il sindaco Luigi Brugnaro. “Questa mostra invita a visitare i musei e i siti collegati con calma e curiosità, riscoprendo il valore unificante della storia. ”
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