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Sicurezza del cittadino

Belluno lancia la Rete Dafne per tutelare le vittime di violenza con un percorso condiviso tra istituzioni e terzo settore

Firmato il Protocollo d’Intesa che unisce Comune, Tribunale, Procura, AULSS Dolomiti, Questura e associazioni locali per offrire ascolto, supporto e orientamento alle persone vittime di reato nella provincia di Belluno

La sottoscrizione dell'accordo

La sottoscrizione dell'accordo

Una nuova rete di sostegno alle persone vittime di reato prende ufficialmente vita a Belluno. Oggi, nel corso di una conferenza stampa, è stato firmato il Protocollo d’Intesa che dà il via alla Rete Dafne Belluno, un progetto che punta a garantire accoglienza, accompagnamento e tutela ai cittadini che affrontano le conseguenze di un reato.

A fare gli onori di casa l’assessore al sociale del Comune di Belluno, Marco Dal Pont, che ha sottolineato l’importanza di unire le forze tra istituzioni e realtà del territorio: “Questo modello nasce dalla consapevolezza che la vittimizzazione non è solo un fatto giudiziario, ma una frattura che incide sulla vita, sulle relazioni e sul senso di sicurezza. Le istituzioni devono rispondere in modo coordinato, competente e umano”, ha detto Dal Pont.

Tra i firmatari del Protocollo ci sono il Tribunale di Belluno e la Procura della Repubblica, rappresentati dalla Presidente dott.ssa Ferrari e dal Procuratore dott. De Bortoli, la Direzione dell’AULSS 1 Dolomiti e la Questura di Belluno, insieme a numerose realtà del terzo settore, tra cui la Cooperativa sociale Kirikù, la Cooperativa Ceis Treviso, l’Associazione La Voce e Rete Dafne Italia.

Dal Pont ha ricordato che il servizio è attivo già dallo scorso settembre e si rivolge a tutti i cittadini della provincia, lavorando in collegamento con gli altri centri veneti dedicati alle vittime di reato. “Belluno era tra le poche province della regione senza un servizio generalista dedicato: oggi colmiamo un vuoto importante, dando vita a un Centro che offre ascolto, informazione e orientamento”, ha spiegato.

Il Protocollo prevede strumenti concreti di coordinamento, come la Cabina di regia e il Comitato tecnico, per monitorare il servizio e garantire risposte efficaci e condivise. L’obiettivo è costruire una rete stabile, aperta e collegata anche alla Giustizia Riparativa, secondo il paradigma introdotto dalla riforma Cartabia, che mette al centro la vittima, responsabilizza l’autore del reato e coinvolge la comunità.

Un ringraziamento speciale, ha concluso Dal Pont, va anche a Fondazione Cariverona, che ha sostenuto l’avvio della rete sul territorio bellunese. “Oggi non firmiamo solo un Protocollo: affermiamo una responsabilità condivisa che unisce istituzioni diverse attorno alla tutela della persona e a un’idea di giustizia che non si limita alla risposta penale, ma si prende cura.”

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