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23.01.2026 - 09:00
Foto di repertorio
Le associazioni Donna Chiama Donna e Movimentiamoci Vicenza esprimono indignazione per una recente sentenza del Tribunale di Vicenza che ha disposto l'allontanamento di un bambino di otto anni dalla madre, affidandolo a una comunità. La decisione si basa sull'uso della cosiddetta "alienazione parentale", una teoria che le due associazioni, insieme alla comunità scientifica internazionale, definiscono "ascentifica" e "inaccettabile".
Maria Zatti (presidente di Donna Chiama Donna) e Emanuela Natoli (presidente di Movimentiamoci Vicenza) sottolineano che la violenza domestica è troppo spesso ignorata o minimizzata nelle decisioni relative all'affidamento dei minori, con le donne vittime di violenza che vengono esposte a ulteriori forme di abuso da parte delle istituzioni. Le due presidenti ricordano che la alienazione parentale non è riconosciuta né dal Ministero della Salute né dal Ministero della Giustizia e che la comunità scientifica ha ampiamente smentito tale teoria.
La critica è rivolta soprattutto a una rigida applicazione del principio di bigenitorialità, che non tiene conto dei casi di violenza, come nel caso del padre maltrattante coinvolto nella vicenda di Vicenza, dove il rifiuto del minore di vivere con il genitore violento è stato erroneamente attribuito a una presunta manipolazione materna.
"Un bambino che rifiuta il padre non è automaticamente un bambino 'manipolato' – affermano Zatti e Natoli – può essere un bambino che ha paura". La violenza subita dai minori, sia diretta che assistita, ha gravi conseguenze psicologiche, simili a quelle di una sindrome da stress post-traumatico. Pertanto, le associazioni chiedono che venga rispettato quanto sancito dalla Convenzione di Istanbul, ratificata dall'Italia nel 2011, che stabilisce che i diritti di visita e affido non devono mai compromettere la sicurezza della madre o del bambino.
Le presidenti esprimono solidarietà a tutte le madri che denunciano violenza, e sostengono che il sistema giudiziario debba essere più attento e rispettoso della loro condizione, evitando che vengano "demolite" per aver trovato il coraggio di parlare.
Infine, le due associazioni chiedono l'applicazione integrale e senza ambiguità della Convenzione di Istanbul, invitando tutte le istituzioni a rispondere con fermezza e coerenza di fronte alla violenza. "La risposta deve essere una sola: ferma, coerente, compatta. Nessuno sconto, nessuna giustificazione, tantomeno istituzionale", concludono.
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