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Olimpiadi Milano-Cortina 2026, bambini simbolo dello spreco e del caos organizzativo

Dalla neve alle polemiche: un undicenne costretto a percorrere sei chilometri a piedi e un bambino affidato a una controversa agenzia di sicurezza americana, tra cantieri incompleti e costi lievitati a 7 miliardi

Olimpiadi Milano-Cortina 2026, bambini simbolo dello spreco e del caos organizzativo

Foto di repertorio

Due immagini, due bambini, raccontano più di qualsiasi cifra il fallimento morale e organizzativo delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.

Il primo caso riguarda un bambino di 11 anni che, privo dei 10 euro richiesti come “extracosto Olimpiadi” sul trasporto pubblico, è stato costretto a scendere dal pullman e a percorrere sei chilometri nella neve e sotto lo zero per tornare a casa da scuola. Il secondo episodio, ancora più inquietante, riguarda un bambino di cinque anni coinvolto dall’ICE, l’agenzia para-militare statunitense con un passato controverso per violazioni dei diritti umani, chiamata a collaborare alla sicurezza dell’evento.

Gli episodi si inseriscono in un contesto segnato da cantieri incompiuti per oltre 3 miliardi di euro e costi complessivi lievitati fino a circa 7 miliardi. Tra gli esempi più eclatanti, l’impianto di biathlon è passato da 4,7 a 55 milioni, gli interventi a Bormio da 7 a 78 milioni, e a Livigno da 20 a 160 milioni. Anche lo sci di fondo e i trampolini hanno subito aumenti di costo impressionanti.

La vicenda ha sollevato indignazione anche per la destinazione dei fondi, sottratti al Fondo per le vittime di mafia, usura e orfani di femminicidio. Secondo Enrico Cappelletti, deputato M5S Veneto, e Barbara Lando, coordinatrice provinciale M5S di Belluno, questi episodi rappresentano il culmine di una gestione dell’evento che ha trasformato un evento sportivo internazionale in una kermesse di sprechi e ingiustizie.

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