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SOS Poste Italiane
12.02.2026 - 08:48
Foto di repertorio
Disservizi, ritardi, raccomandate smarrite e personale insufficiente. SLC CGIL Veneto torna all’attacco di Poste Italiane denunciando una situazione definita «strutturale e ormai insostenibile» in tutta la regione. A riaccendere i riflettori è stato il caso di un matrimonio saltato in Estonia a causa della mancata consegna di una raccomandata contenente documenti originali, andata persa a Schio.
Secondo il sindacato, non si tratterebbe di un episodio isolato ma dell’ennesimo segnale di una gestione in affanno: lavoratori costretti a operare in condizioni difficili, anche al freddo, uffici sotto organico e cittadini sempre più esasperati per ritardi e smarrimenti.
Nel mirino anche l’incontro del 29 gennaio tra Regione Veneto e Poste Italiane, definito dalle consigliere regionali Martini e Vianello un “tavolo di concertazione”. Un confronto al quale, però, non sarebbero stati invitati né le RSU né le organizzazioni sindacali, né altri rappresentanti del territorio. «Un tavolo di concertazione – osserva SLC – non può dirsi tale se non coinvolge tutte le parti interessate, soprattutto in una fase così critica».
Dopo quell’incontro, spiegano i rappresentanti sindacali Marco D’Auria e Alan Lucchino, l’azienda avrebbe deciso di spostare parte del personale dalle sedi provinciali del Vicentino a quella del capoluogo, nel tentativo di tamponare le criticità. Una scelta che, secondo SLC, avrebbe però aggravato ulteriormente la situazione nei territori periferici senza risolvere del tutto i problemi a Vicenza.
«La coperta è troppo corta – dichiarano –». La carenza di personale è endemica e strutturale. Spostare lavoratori da una sede all’altra non è una soluzione, ma un modo per spostare il problema. Così si rischia di creare cittadini di serie A e di serie B.
Il sindacato sottolinea di non voler attaccare il personale operativo, «che esegue direttive calate dall’alto», ma chiede un confronto reale e inclusivo con istituzioni, amministratori locali e parti sociali. «Non cerchiamo lo scontro – concludono – ma soluzioni concrete. Serve smettere di parlare sopra il territorio e iniziare finalmente a parlare con il territorio».
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