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Economia a tavola

Quasi una famiglia vicentina su due prepara in casa frittelle e crostoli per il Carnevale

Nel weekend iniziative nei mercati contadini di Malo e Vicenza promosse da Coldiretti. Per Carnevale i Vicentini spendono oltre due milioni di euro

Foto di repertorio

Foto di repertorio

Quasi una famiglia del Vicentino su due quest’anno sceglierà di preparare in casa i dolci di Carnevale. Una scelta dettata dal desiderio di contenere i costi ma anche di utilizzare ingredienti freschi e di qualità, soprattutto uova e miele, elementi che incidono in modo decisivo sul risultato finale. A rilevarlo è un’indagine di Coldiretti Vicenza, diffusa in occasione del Giovedì Grasso, giornata che segna l’avvio delle festività carnevalesche.

Nel fine settimana sono previste diverse iniziative nei mercati contadini di Campagna Amica della provincia, con appuntamenti a Malo e nel capoluogo Vicenza, dove produttori e agricoltori illustreranno tecniche, ingredienti e tradizioni legate ai dolci stagionali.

Secondo le stime, le famiglie vicentine spenderanno complessivamente oltre due milioni di euro per frittelle, crostoli e altre specialità tipiche. Nei negozi e nei supermercati i prezzi medi oscillano tra i 20 e i 25 euro al chilo, mentre le proposte artigianali più ricercate possono raggiungere i 50-60 euro al chilo.

Le frittelle restano le più amate nelle loro molteplici varianti: da quelle classiche con uvetta a quelle ripiene di crema o zabaione. Molto richiesti anche i crostoli, senza dimenticare le numerose specialità diffuse in altre regioni italiane, dalle chiacchiere agli struffoli, dai tortelli alle frappe.

La tradizione dei dolci di Carnevale affonda le sue radici nella cultura contadina, con ricette che variano da regione a regione: zuccherini in Toscana, cicerchiata in Abruzzo, aciuleddi in Sardegna, sfrappole in Emilia Romagna, bugie in Liguria, pignolata in Sicilia, grostoli in Trentino, scroccafusi nelle Marche. Una varietà che testimonia la ricchezza e la storia di una festa simbolicamente legata al passaggio dall’inverno alla primavera.

Le frappe, in particolare, vantano origini antiche: erano già preparate nell’antica Roma con farina e uova, poi fritte nello strutto e consumate durante le celebrazioni invernali. Un retaggio culinario che ancora oggi continua a raccontare rituali, identità e memoria gastronomica.

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