Cerca

Test Miles 33

Scopri tutti gli eventi

EVENTI

Attualità

Il Taglio della Testa del Toro accende il Carnevale 2026

In una Piazza San Marco gremita va in scena la rievocazione medievale che celebra la vittoria della Serenissima su Aquileia

Il Taglio della Testa del Toro accende il Carnevale 2026

Foto dell'evento

Il ruggito simbolico del toro ha attraversato i secoli ed è tornato a risuonare in Piazza San Marco, trasformata per un pomeriggio in un grande palcoscenico a cielo aperto. Con la rievocazione del Taglio della Testa del Toro è entrato nel vivo il Carnevale di Venezia 2026, nel segno di una tradizione che affonda le radici nel Medioevo e che ancora oggi riesce a fondere memoria storica e teatralità.

La cerimonia, curata dall’Associazione “Compagnia L’Arte dei Mascareri” insieme alla Compagnia teatrale Pantakin e a una delegazione della città di Aquileia, ha riportato il pubblico al 1162, anno in cui la Serenissima sancì la propria supremazia sul Patriarca di Aquileia. Un episodio che divenne rito, poi spettacolo, quindi identità collettiva.

Presente il consigliere delegato alla Tutela delle Tradizioni, Giovanni Giusto, che ha ricordato come «questa rievocazione sia molto più di una semplice tradizione: è un ponte tra la storia della Serenissima e la sua capacità di trasformare il passato in spettacolo». Un messaggio in linea con il tema dell’edizione 2026, dedicata al gioco come linguaggio universale, capace di unire arte, cultura e partecipazione.

Accanto a lui il sindaco di Aquileia, Emanuele Zorino, giunto con una delegazione di concittadini per interpretare il Patriarca Ulrico e i dodici feudatari ribelli. Un gesto simbolico che rinsalda una memoria condivisa tra due città legate da secoli di storia.

La rievocazione prende spunto dalla vittoria del Doge Vitale II Michiel sulle truppe del Patriarca Ulrico, che aveva tentato di conquistare Grado. Come segno di sottomissione, al Patriarca fu imposto un tributo annuale: un toro, dodici pani e dodici maiali, sacrificati simbolicamente in Piazza San Marco. Il toro rappresentava il nemico sconfitto, i maiali i suoi alleati. Le carni venivano poi distribuite in un banchetto collettivo nel giorno del giovedì grasso, trasformando il rito in una festa popolare.

Da quella cerimonia deriva l’espressione “tagiar la testa al toro”, oggi entrata nel linguaggio comune per indicare una decisione netta e risolutiva: un modo di dire che affonda le sue radici proprio nella Venezia medievale.

Sul palco, a guidare il racconto, l’inconfondibile maschera di Pantalone, affiancato dalla nipote e dalla balia friulana. La delegazione di Aquileia, avvolta in mantelli neri, gorgiere e mascheroni da maiale, ha dato vita a una rappresentazione intensa e suggestiva, culminata nel rito simbolico del “sacrificio”, accolto dagli applausi di una piazza gremita.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edizione