Cerca

Test Miles 33

Scopri tutti gli eventi

EVENTI

Attualità

Manildo (Pd) contro la Holding Autostradale del Nordest: “Un artificio per nascondere il dissesto della Pedemontana”

Il capogruppo Pd denuncia rischi finanziari per la Regione: “Serve una rinegoziazione dei patti e una revisione dei contratti con i privati”

Manildo (Pd) contro la Holding Autostradale del Nordest: “Un artificio per nascondere il dissesto della Pedemontana”

Foto di repertorio

Il progetto di creazione di una Holding Autostradale del Nordest, promosso dai rappresentanti della Giunta regionale Matteo Salvini e Alberto Stefani, è sotto accusa dal Partito Democratico. Secondo Giovanni Manildo, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, l’operazione sarebbe un artificio contabile volto a mascherare i gravi problemi finanziari della Superstrada Pedemontana Veneta.

“Non si tratta di efficienza – afferma Manildo – ma di reperire risorse per colmare il disavanzo strutturale della SPV, che rischia di trasformarsi in un’ipoteca perenne sulle casse regionali. L’autonomia sbandierata si traduce in realtà nel peso dei cittadini chiamati a onorare passività fino al 2059.”

I dati contabili evidenziano che nel 2024 il Veneto dovrà fronteggiare un ammanco di 54 milioni di euro a causa della scarsa affluenza sulla Pedemontana, con traffico inferiore ai due terzi delle stime iniziali. Per colmare la falla, si stanno già utilizzando gli utili di CAV – Concessioni Autostradali Venete, confermando, secondo Manildo, che la futura holding sarebbe “un artificio di cosmesi finanziaria”.

Il capogruppo Pd punta il dito anche sulle clausole contrattuali: “L’atto aggiuntivo del 2017 ha trasferito tutto il rischio sul settore pubblico, garantendo rendite elevate ai partner privati, con interessi al 9% annuo”. Problemi ulteriori deriverebbero dalla complessità tecnica e normativa: la Pedemontana, classificata come superstrada e non autostrada, non può integrarsi facilmente nello statuto di CAV, mentre i grandi concessionari privati, come il gruppo spagnolo Abertis, controllano tratte strategiche e non sembrano disposti a cedere senza indennizzi miliardari.

Manildo conclude: “Siamo di fronte a un drenaggio di fondi pubblici travestito da riforma. La priorità deve essere fermare questo sistema che nel 2025 ha visto il canone di disponibilità salire a 165 milioni di euro, imponendo un sacrificio insostenibile alle prossime generazioni”. Il capogruppo Pd ha annunciato un formale accesso agli atti per verificare i documenti relativi alla gestione finanziaria dell’infrastruttura.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edizione