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Turismo Veneto
14.02.2026 - 09:15
Foto di repertorio
Il Veneto aggiorna ancora una volta il proprio libro dei record. Il 2025 si chiude come il miglior anno di sempre per il turismo regionale: oltre 22 milioni di arrivi (+2,3%) e più di 74 milioni di presenze (+0,9%), secondo i dati provvisori elaborati dalla Regione in attesa della validazione Istat.
Numeri che certificano la solidità di un comparto centrale per l’economia veneta e che raccontano una crescita diffusa, alimentata sia dal mercato interno sia da quello internazionale. Gli arrivi degli italiani salgono del 2,4%, quelli degli stranieri del 2,3%.
A trainare sono sia gli alberghi – che continuano a rappresentare la quota principale dell’accoglienza (56,8% dei clienti e 41,4% dei pernottamenti) con un +1,2% di arrivi – sia il comparto extralberghiero, che cresce in modo più marcato (+3,9% di arrivi e +1,4% di presenze), segno di una domanda sempre più diversificata.
«Il 2025 è un nuovo anno record e conferma il turismo come settore trainante della nostra economia», sottolinea il vicepresidente della Regione e assessore a Turismo e Lavoro, Lucas Pavanetto, che attribuisce il risultato al lavoro congiunto di operatori, associazioni e strutture territoriali. L’obiettivo ora, aggiunge, è consolidare il sistema di governance e rafforzare la visione strategica.
Crescita in tutti i comprensori
L’incremento riguarda tutti i cinque grandi ambiti dell’offerta veneta.
Le città d’arte restano la principale calamita, con un +1,6% di arrivi e +0,9% di presenze. La costa registra un +2,6% negli arrivi, mentre le presenze restano sostanzialmente stabili (+0,1%). Qui si segnala un dato nuovo: la permanenza media degli italiani scende per la prima volta sotto le cinque notti.
Anche il lago cresce negli arrivi (+1,4%), con presenze in lieve aumento (+0,3%), ma con una permanenza media in flessione: 2,3 notti per gli italiani, cinque per gli stranieri.
Le terme mostrano segnali positivi (+2,9% arrivi, +0,8% presenze), grazie soprattutto al ritorno della clientela italiana che compensa il calo di quella estera.
La montagna è però l’area che segna il balzo più consistente: oltre il 10% in più negli arrivi e quasi l’8% nelle presenze, con un contributo decisivo dei flussi internazionali.
In forte espansione anche l’area UNESCO delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, che mette a segno un +7,3% di arrivi e +8,5% di presenze. Crescono pure i Colli Euganei, riconosciuti nel 2024 Riserva della Biosfera UNESCO, con un +3,2% di arrivi.
Turisti più consapevoli
Il quadro che emerge non è solo quantitativo. Secondo l’Osservatorio del Turismo Regionale, il Veneto raggiunge un sentiment online vicino a 86/100, indice di un gradimento medio-alto in leggera crescita. Tra gli elementi più apprezzati: qualità dei servizi, coinvolgimento dell’esperienza e offerta gastronomica.
Le prenotazioni dirette, soprattutto offline, restano il canale privilegiato; solo in seconda battuta arrivano le OTA come Booking.com, Expedia e Airbnb.
Sul fronte della spesa, ristorazione, abbigliamento e generi alimentari rappresentano quasi la metà della visiting economy complessiva, con uno scontrino medio in crescita nei mesi estivi, in linea con la stagionalità dei flussi.
La sfida del 2026
Per il 2026 la parola d’ordine è consolidamento. Il turismo, osserva Pavanetto, sta vivendo una trasformazione strutturale: i viaggiatori sono più attenti, cercano autenticità, sostenibilità concreta e qualità dell’esperienza.
In questo scenario, la Regione punta a rafforzare il coordinamento attraverso le Organizzazioni di Gestione delle Destinazioni, superando una logica puramente promozionale per adottare un modello integrato di destination management.
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