Anche Trento si prepara a scendere in strada per dire no alla proposta di riforma dell’articolo 609 bis del codice penale. Oggi alle 17 partirà dal Centro Antiviolenza di via Dogana una mobilitazione cittadina che si inserisce nella protesta nazionale promossa da D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza. L’iniziativa locale è organizzata dal Coordinamento donne e culminerà in un presidio in piazza d’Arogno.
Al centro della contestazione c’è il disegno di legge presentato dalla senatrice Giulia Bongiorno, che interviene sulla definizione del reato di violenza sessuale. L’attuale normativa, frutto della riforma del 1996, stabilisce che è violenza ogni atto compiuto senza il consenso libero e attuale della persona. La proposta di modifica, invece, sposta il baricentro sulla “volontà contraria” esplicitamente manifestata, attribuendo rilevanza centrale all’espressione chiara di un rifiuto.
Secondo la rete D.i.Re si tratterebbe di un arretramento culturale e giuridico. La legge del 1996, ricordano le attiviste, nacque dopo un lungo percorso di confronto e mediazione promosso dal movimento delle donne e si fonda su un equilibrio delicato: tutela dell’autodeterminazione sessuale, prevenzione della vittimizzazione secondaria e garanzia del diritto di difesa. La nuova formulazione, approvata in commissione con uno scarto minimo di voti, introdurrebbe cambiamenti considerati “preoccupanti” perché rischiano di indebolire la protezione delle vittime.
A ribadirlo è Elena Biaggioni, avvocata della rete: il provvedimento, spiega, rappresenterebbe “un grave passo indietro”, sia sul piano dell’accertamento del reato sia per il messaggio che veicolerebbe. Spostare l’attenzione sulla volontà contraria potrebbe alimentare l’idea che una violenza sia frutto di un equivoco, aprendo la strada a giustificazioni e alibi.
Per le associazioni, la violenza sessuale non è una questione di fraintendimento, ma un atto di potere e sopraffazione. Inoltre, temono che la nuova impostazione possa riattivare stereotipi e pregiudizi, portando a valutare la condotta precedente della vittima e introducendo, di fatto, una sorta di “onere di resistenza”. Un rischio che, sostengono, potrebbe lasciare senza tutela molte situazioni in cui un “no” esplicito non è possibile o non viene espresso.
Da qui la scelta di una mobilitazione diffusa in tutta Italia. Anche Trento, dunque, si unisce alla protesta nazionale per difendere il principio del consenso come cardine nella definizione della violenza sessuale.