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SOS stress
16.02.2026 - 14:00
Foto di repertorio
Affrontare lo stress da soli aumenta l’allerta del sistema nervoso, mentre la semplice presenza di un’altra persona può agire come un vero e proprio regolatore fisiologico. A rivelarlo è uno studio condotto dai ricercatori dei dipartimenti di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione e di Psicologia Generale dell' Università di Padova, in collaborazione con la Wake Forest University (USA), pubblicato sulla rivista Psychophysiology.
Lo studio ha coinvolto 70 partecipanti di sesso femminile, sottoposti al Trier Social Stress Test, un protocollo che simula un colloquio di lavoro stressante. I soggetti hanno affrontato la prova da soli, accompagnati dal partner o in presenza di uno sconosciuto, mentre i ricercatori misuravano il riflesso di trasalimento, indicatore della reattività automatica del sistema nervoso a situazioni minacciose.
I risultati mostrano che chi affronta lo stress da solo presenta una soglia di allerta significativamente più alta rispetto a chi è in compagnia, sia essa familiare o estranea. La presenza di un’altra persona riduce la reattività del sistema nervoso, confermando il concetto di “scudo sociale” e supportando la Social Baseline Theory, secondo cui il cervello ottimizza le proprie risorse quando siamo insieme ad altri.
«Quando siamo soli, il sistema nervoso deve monitorare da solo l’ambiente circostante, aumentando il carico cognitivo e metabolico – spiega Antonio Maffei, primo autore dello studio –. La presenza fisica di un’altra persona segnala sicurezza e permette al cervello di regolare la risposta allo stress in modo più efficiente».
I ricercatori sottolineano come questi risultati aprano la strada a ulteriori studi sul ruolo delle differenze individuali e sul potenziale delle relazioni sociali nel migliorare salute e benessere psicofisico.
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