Cerca

Test Miles 33

Scopri tutti gli eventi

EVENTI

Energia sostenibile

Una centrale idroelettrica nel Vajont: il progetto da 12 milioni riaccende il dibattito tra Friuli e Veneto

L’impianto produrrebbe energia senza lasciare tratti in secca, ma il progetto fallimentare del 1996 riporta alla memoria le ferite di Longarone ed Erto

La diga del Vajont

La diga del Vajont

Una nuova centrale idroelettrica nei luoghi simbolo della tragedia del Vajont. È il progetto presentato dalla società sacilese Welly Red srl e depositato lo scorso 12 dicembre alla Regione Friuli Venezia Giulia per la prima verifica ambientale preliminare. Al momento la pratica si trova ancora nella fase iniziale dell’iter.

L’intervento prevede la costruzione di un impianto capace di sfruttare l’acqua che già scorre nella galleria di scarico del cosiddetto “lago residuo C”, il bacino creatosi dopo la frana del Monte Toc. L’acqua verrebbe intercettata poco prima dell’uscita della galleria, incanalata in una condotta calata in un pozzo verticale e utilizzata per far girare turbine collocate in una centrale scavata nella roccia, alla base della forra del Vajont.

Una volta prodotta l’energia, l’acqua verrebbe reimmessa nello stesso tratto del torrente, senza lasciare porzioni dell’alveo asciutte. La potenza prevista è di circa 1,8 megawatt, con una produzione annua stimata in oltre 13 gigawattora, una quantità di elettricità che, secondo i dati presentati, garantirebbe un ritorno economico di circa 1,66 milioni di euro l’anno. Il costo complessivo dell’opera è stimato in 12 milioni di euro.

Il progetto riprende un’idea già avanzata nel 1996 e mai realizzata, anche per le forti opposizioni emerse nelle comunità segnate dalla tragedia del 1963. In quell’anno una frana gigantesca – 260 milioni di metri cubi di roccia e fango – si staccò dal Monte Toc e precipitò nel bacino sottostante, sollevando un’onda alta fino a 250 metri che travolse Erto e Longarone, nel Bellunese.

È proprio Longarone, in Veneto, a rappresentare ancora oggi uno dei simboli di quella ferita mai rimarginata. La riproposizione di un impianto idroelettrico nell’area del Vajont riporta inevitabilmente l’attenzione su un territorio dove la memoria della catastrofe resta viva, tra esigenze di produzione energetica e rispetto per una storia che ha segnato profondamente le comunità tra Friuli e Veneto.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edizione