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18.02.2026 - 11:10
Foto di repertorio
Ventiquattro comuni veneti perderanno la qualifica di “comune montano” in applicazione della Legge Calderoli. Una decisione che accende lo scontro politico in Consiglio regionale, con il gruppo del Partito Democratico che parla di “ennesimo schiaffo ai territori” e di “fallimento delle politiche di rilancio della montagna”.
Secondo i consiglieri dem, il declassamento coinvolge anche importanti centri del Veronese, del Vicentino e della Pedemontana. Una misura che, sostengono, rischia di tradursi in minori risorse per servizi essenziali come scuola, sanità e trasporti.
“Per anni – affermano gli esponenti del Pd – ci è stato detto che i grandi eventi, a partire dalle Olimpiadi, avrebbero rappresentato un’occasione di sviluppo duraturo per le aree montane. Oggi invece scopriamo che, spenti i riflettori, restano solo tagli e meno tutele per chi vive in territori già fragili”.
Il nodo principale riguarda proprio le conseguenze pratiche della perdita dello status di comune montano, che comporta l’accesso a fondi e misure specifiche a sostegno delle zone svantaggiate. “Significa togliere strumenti a chi combatte ogni giorno contro lo spopolamento e le difficoltà strutturali – prosegue la nota -. Non c’è stato alcun effetto positivo duraturo: abbiamo visto cantieri e opere, ma non un rafforzamento dei servizi”.
Nel mirino anche la maggioranza regionale e la Lega, accusate di incoerenza sul tema dell’autonomia. “Da una parte si parla di avvicinare le decisioni ai territori, dall’altra si accettano criteri centralizzati che penalizzano le nostre comunità montane”, attaccano i consiglieri dem, chiedendo chiarimenti ai rappresentanti della Giunta e un confronto con i sindaci coinvolti.
Il gruppo Pd sollecita un intervento della Regione per evitare che il declassamento si traduca in un ulteriore indebolimento delle aree montane, considerate strategiche non solo sotto il profilo ambientale ma anche economico e sociale.
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