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Cronaca
19.02.2026 - 13:06
Carabinieri
Un episodio di violenza ha scosso la città di Padova ieri sera, mettendo in evidenza un clima di crescente insicurezza. Un gruppo di giornalisti di Mediaset, impegnati in un servizio dedicato alle iniziative di volontariato a favore dei senza fissa dimora, è stato aggredito mentre documentava l'attività di solidarietà alla stazione ferroviaria.
La troupe, composta da Serenella Bettin e altri operatori, stava realizzando un reportage in collaborazione con le associazioni di volontariato che operano in strada, quando un uomo, in evidente stato di alterazione, ha tentato di interrompere le riprese, manifestando un forte disappunto nei confronti delle telecamere. Nonostante i giornalisti abbiano cercato di rispettare le richieste dell'individuo, l'aggressore è diventato sempre più violento, tentando di sottrarre la telecamera e colpendo i membri della troupe con calci e pugni. Uno degli operatori è stato colpito al volto con forza, riportando un ematoma e un viso gonfio.
La situazione è degenerata rapidamente, tanto che la polizia è stata chiamata sul posto per fermare l'aggressore. Il cameraman ferito ha sporto denuncia e sarà sottoposto a controlli medici, ma le sue condizioni non sembrano gravi.
L'episodio ha sollevato forti preoccupazioni sul crescente livello di insicurezza in alcune zone della città, con ripercussioni dirette sulla libertà di stampa e sul diritto dei giornalisti di svolgere il proprio lavoro in sicurezza. Il servizio che stava realizzando la troupe non riguardava fatti di cronaca nera, ma si concentrava su atti di solidarietà e volontariato, mettendo in evidenza le azioni positive verso le persone più vulnerabili della società.
Serenella Bettin, visibilmente amareggiata, ha sottolineato a Radio Veneto24 come il clima di ostilità nei confronti dei giornalisti si stia intensificando, soprattutto in contesti sensibili come quelli legati alla povertà e al disagio sociale. "Portare una telecamera oggi ti rende automaticamente un bersaglio", ha dichiarato, aggiungendo che il fatto dimostra quanto sia difficile oggi raccontare anche storie di speranza e solidarietà senza incorrere in aggressioni.
La notizia ha rapidamente fatto il giro dei social, alimentando un dibattito sull'importanza di garantire la sicurezza dei professionisti dell'informazione. In un momento in cui il giornalismo è sotto pressione, è emersa l'urgenza di strategie più efficaci per proteggere chi lavora sul campo, specialmente in zone vulnerabili e durante eventi che trattano temi delicati.
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