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22.02.2026 - 16:06
San Giacomo in Paludo
C'è un'isola, a metà strada tra Murano e Burano, che i vaporetti di linea sfiorano senza mai fermarsi. È San Giacomo in Paludo. Per anni è stata un ammasso di ruderi infestati dalla vegetazione, un luogo che i veneziani guardavano con un misto di nostalgia e timore. Ma oggi, dietro i suoi muri di mattoni rossi, sta accadendo qualcosa che nessuno vi racconta.
La storia di questo scoglio di poco più di un ettaro è un compendio della Storia europea. Fondata nel 1046 come ospizio per i pellegrini che tornavano dalla Terrasanta, divenne poi un convento di monache cistercensi. Ma il destino dell'isola non è sempre stato sacro: sotto Napoleone fu trasformata in una fortezza militare e polveriera, subendo demolizioni che ne hanno cancellato le chiese medievali, lasciando solo un'aura di mistero che ancora oggi attira i ricercatori del paranormale.
Il vero colpo di scena non è però nel passato, ma nel presente. Mentre molte isole minori della laguna sono state vendute per diventare hotel di lusso, San Giacomo è al centro di un progetto di recupero ambientale unico.
Sull'isola sono state piantate barbatelle di vitigni antichi, resistenti alla salsedine, riportando l'agricoltura dove per secoli ha regnato l'abbandono. È un esempio di "viticoltura eroica" in mezzo all'acqua salmastra, un segreto che solo pochi sommelier e appassionati di ecologia conoscono.
Il dato reale: L'isola è attualmente gestita da una fondazione privata (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo) che la sta trasformando in un centro per l'arte contemporanea e la sostenibilità, lontano dai flussi del turismo "mordi e fuggi".
L'accesso: Non ci sono moli pubblici; ci si arriva solo con imbarcazioni private o tour autorizzati.
Il silenzio: Qui il suono della laguna non è coperto dai megafoni delle guide, ma solo dal verso dei gabbiani e dallo sciacquio dell'acqua sulle fondamenta.
L'arte: Diventerà presto uno dei centri culturali più esclusivi al mondo, ma senza la folla della Biennale.
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