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Allarme ambientale

Villaverla, Cunegato contro gli abbattimenti per il tarlo asiatico: «Così si cancella il paesaggio»

Il consigliere regionale del Veneto critica i tagli estesi dopo l’infestazione: «Giusto intervenire, ma servono valutazioni caso per caso e fondi obbligatori per ripiantare»

Un esemplare di tarlo asiatico

Un esemplare di tarlo asiatico

A Villaverla, nel Vicentino, la lotta al tarlo asiatico accende lo scontro politico. Dopo la segnalazione di un’infestazione di Anoplophora glabripennis – un insetto che attacca diverse specie arboree – sarebbero in corso abbattimenti su larga scala che, secondo quanto denunciato, non riguardano soltanto gli aceri colpiti ma anche alberi sani e piante non considerate a rischio.

A intervenire è il consigliere regionale del Veneto Carlo Cunegato, che parla di un approccio eccessivo. «Se per combattere un insetto decidiamo di radere al suolo filari storici, querce, platani, noci e perfino le viti della nostra tradizione, allora il problema non è il tarlo asiatico: è l’approccio ideologico al territorio», afferma.

Il riferimento è agli aceri piantati oltre un secolo fa, sopravvissuti – sottolinea Cunegato – a due guerre mondiali e ora abbattuti anche quando non presentano segni evidenti di malattia. Insieme a loro, sempre secondo quanto riportato, sparirebbero querce, platani, salici, noci, orni e le ultime viti clinto. «Qui nessuno nega la necessità di intervenire contro un’infestazione», precisa il consigliere. «Ma intervenire con buon senso significa distinguere, valutare caso per caso, salvare il salvabile. Non trasformare una campagna storica in un deserto».

La questione si sposta anche sul piano economico. La Regione Veneto ha stanziato 200 mila euro per gli abbattimenti. «Bene», osserva Cunegato, «ma perché non finanziare allo stesso modo e in modo obbligatorio le ripiantumazioni? Perché non prevedere un vincolo chiaro: per ogni albero abbattuto, uno nuovo messo a dimora, magari scegliendo specie più resistenti?».

Nel dibattito entra anche il tema ambientale, molto sentito tra Veneto e Trentino, dove filari e alberature storiche rappresentano non solo un elemento del paesaggio rurale ma anche una protezione naturale contro vento ed erosione del suolo. «Il cambiamento climatico si affronta anche difendendo queste barriere naturali», sostiene Cunegato. «Ogni filare eliminato è un pezzo di memoria, biodiversità e protezione che perdiamo».

Il timore espresso dal consigliere è che la lotta all’insetto possa trasformarsi in un’occasione per favorire modelli agricoli più intensivi. «La lotta al tarlo non può diventare il grimaldello per eliminare gli ultimi filari rimasti a vantaggio delle monoculture», conclude. «Non si può finanziare la motosega e dimenticare la pala: se ci sono soldi per abbattere, devono esserci soldi e obblighi per ripiantare. Questo è il minimo per chi governa un territorio che si definisce verde».

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