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Cultura olimpica
20.02.2026 - 15:30
Il bob di Eugenio Monti
C’è un pezzo di storia dello sport veneto e nazionale che oggi brilla a Milano, nel cuore degli eventi legati ai Giochi invernali. A Casa Italia, allestita alla Triennale Milano per le Olimpiadi Milano Cortina 2026, è esposto il bob con cui Eugenio Monti conquistò l’oro olimpico a Grenoble nel 1968.
Monti, il campione a cui è dedicata la pista di bob, skeleton e slittino di Cortina d’Ampezzo, è una figura simbolo per tutto il territorio dolomitico. Il bob in mostra è un esemplare dello stesso modello – un due posti costruito da Sergio Siorpaes – con cui l’Italia, grazie all’equipaggio formato da Lamberto Dalla Costa e Giacomo Conti, vinse l’oro proprio a Cortina nel 1956.
L’esposizione milanese rientra nel progetto Casa Italia del CONI, lo spazio dedicato all’accoglienza e alla promozione delle eccellenze italiane durante i Giochi. E tra queste eccellenze non poteva mancare un simbolo così forte per il Veneto e per Cortina, che si prepara a vivere la sua seconda Olimpiade invernale.
Il bob arriva dalla mostra “Sport e montagna tra tradizione e innovazione. Cortina d’Ampezzo: le due Olimpiadi”, curata dall’architetto Ugo Soragni e promossa da Regione del Veneto, Comune di Cortina d’Ampezzo, Longarone Fiere Dolomiti, Fondazione Cortina, Venicepromex e Sistema Camerale Veneto. Un percorso tra oggetti storici e installazioni multimediali che ha toccato Longarone, Padova e Verona tra il 2025 e l’inizio del 2026, richiamando oltre 1500 visitatori, tra cittadini, studenti e appassionati.
Rosso fiammante, il bob esposto a Milano richiama subito il soprannome che il giornalista Gianni Brera diede a Monti: “Rosso volante”, un omaggio alla sua chioma e al suo carattere deciso. Dopo aver abbandonato lo sci alpino a causa di numerosi incidenti, Monti scelse il bob e ne divenne il più grande interprete italiano.
Il suo percorso olimpico iniziò con due argenti a Cortina 1956, proseguì con due bronzi a Innsbruck nel 1964 e culminò con il doppio oro a Grenoble nel 1968. Nel 1960, a Squaw Valley, il bob non fu disputato per la mancata costruzione della pista. In ogni Olimpiade a cui prese parte, però, Monti lasciò il segno.
Accanto al bob, alla Triennale sono esposti anche cimeli provenienti dal Museo Olimpico di Losanna e attrezzature appartenute a grandi nomi dello sci di fondo e alpino italiano: dalle racchette di Marco Albarello ai guanti di Stefania Belmondo usati ad Albertville 1992, dagli scarponi e dalla tuta di Manuela Di Centa fino alla tuta indossata da Deborah Compagnoni a Lillehammer 1994.
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