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Stanza dell'affettività in carcere: a Trento la nuova frontiera dei colloqui intimi

Il diritto alla vicinanza riconosciuto dalla Corte costituzionale diventa pratica a Trento: due ore di privacy per i detenuti

Stanza dell'affettività in carcere: a Trento la nuova frontiera dei colloqui intimi

Foto di repertorio - Polizia Penitenziaria


Nella casa circondariale di Trento è stata inaugurata una piccola rivoluzione quotidiana: una stanza dell'affettività dove i detenuti possono trascorrere due ore di colloquio intimo con il partner in assoluta privacy. Non è spettacolo né concessione estemporanea, ma l'attuazione concreta di quanto sancito dalla sentenza della Corte costituzionale n. 10 del 2024, che riconosce ai reclusi il diritto ai colloqui intimi come parte del più ampio diritto alla vicinanza e all'espressione affettiva.


La stanza è stata predisposta con mobilio essenziale ma funzionale: tavolini, sedie, letto matrimoniale e bagno. All'arrivo il detenuto entra da solo con la persona esterna, porta lenzuola e coperte se necessario; la porta viene chiusa e il personale penitenziario non resta nella stanza per garantire la privacy. Esiste comunque un sistema di allarme per intervenire in caso di necessità. Ogni colloquio dura due ore e l'accesso è consentito solo a chi non ha restrizioni di ordine e sicurezza.

La prima esperienza attiva a Trento risale al 12 gennaio scorso: il primo colloquio è stato usufruito da un detenuto che si era sposato in carcere lo scorso settembre. Nei mesi precedenti sono stati celebrati due matrimoni all'interno della struttura, con presenza anche del sindaco e con momenti di festa. Di due sposi, uno ha potuto raggiungere la moglie grazie a un permesso premio; l'altro, impedito da questioni burocratiche, ha potuto invece celebrare l'intimità nella nuova stanza. 

Non tutte le carceri hanno spazi adatti per allestire una stanza dell'affettività: in Triveneto, al momento, sono attive solo due stanze, quella di Padova (operativa dal 2025) e quella di Trento. A oggi a Trento si sono svolti nove colloqui riservati; cinque detenuti di sesso maschile ne hanno usufruito, alcuni più volte. Nelle settimane successive avranno accesso anche altri tre detenuti, tra cui una donna. Le priorità di assegnazione tengono conto della durata della carcerazione e della impossibilità di ottenere permessi all'esterno.

La legge che disciplina questi colloqui mira a valorizzare l'affettività come elemento essenziale della persona, anche durante la detenzione. La decisione della Corte costituzionale ha reso esplicito che il tempo di pena deve conservare una dimensione umana, parallela agli obiettivi di sicurezza e di reinserimento sociale. Per la direzione del carcere, la stanza non è solo un servizio ai detenuti: favorisce anche la gestione interna perché l'accesso presuppone una condotta regolare.

Allestire spazi di questo tipo non è banale: servono stanze attrezzate e la possibilità organizzativa di garantirne l'uso in sicurezza e nel rispetto della privacy. Non tutte le strutture penitenziarie dispongono di camere libere o di ambienti facilmente adattabili. Inoltre, l'accesso è escluso a chi presenta provvedimenti restrittivi per motivi di ordine e sicurezza, il che può escludere molte situazioni di fragilità affettiva che più avrebbero bisogno di attenzione.

La stanza dell'affettività si inserisce in un orizzonte più ampio: rendere il tempo della detenzione non solo punitivo ma anche utile al recupero della persona. Favorire i legami affettivi può sostenere percorsi di responsabilizzazione e di reinserimento sociale, riducendo il senso di esclusione e contribuendo a mantenere rapporti familiari fondamentali per il ritorno alla vita libera.

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