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Sanità
09.04.2026 - 15:56
Il Ministero della Salute ha destinato 570 mila euro a un programma di ricerca sulla cardiomiopatia aritmogena, malattia ereditaria tra le principali cause di morte improvvisa nello sport.
L’iniziativa mira a chiarire i meccanismi alla base della patologia e a migliorare la diagnosi precoce, la valutazione del rischio e la gestione clinica degli atleti.
Il progetto persegue un doppio obiettivo: elevare gli standard di sicurezza nella pratica sportiva e definire protocolli personalizzati che, quando appropriato, permettano di proseguire l’attività fisica in condizioni monitorate.
La cardiomiopatia aritmogena resta una delle sfide aperte per la cardiologia e la medicina dello sport: può insorgere in giovani apparentemente sani, con sintomi lievi o assenti fino al verificarsi degli eventi più gravi.
In questo contesto, il programma si distingue per un approccio multidisciplinare che integra competenze cliniche, genetiche e tecnologiche, facendo ricorso a tecniche avanzate di imaging e a sistemi di sorveglianza.
Sono coinvolte le UOC di Patologia Cardiovascolare e di Cardiologia dell’Azienda, afferenti al Dipartimento Cardio Toraco Vascolare e Sanità Pubblica dell’Ateneo (direttori prof.ssa Cristina Basso e prof. Domenico Corrado, con Alessandro Zorzi, Kalliopi Pilichou e Barbara Bauce), insieme alla UOC di Medicina dello Sport dell’ULSS 2 Treviso, guidata dal dott. Paolo Sarto.
Si tratta di un investimento strategico nella ricerca biomedica che rafforza l’impegno per la salute pubblica e la tutela degli sportivi a ogni livello.
L’iniziativa rappresenta un’occasione concreta per colmare rilevanti lacune di conoscenza e tradurre le evidenze scientifiche in benefici tangibili per i pazienti e per il sistema sportivo.
Il progetto si inserisce in un più ampio sforzo nazionale a favore della medicina personalizzata e della prevenzione, ribadendo il ruolo centrale della ricerca nel garantire un futuro più sicuro per lo sport.
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