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Sport alternativi
25.02.2026 - 18:00
Una partita di curling bisiàc
Le scope ci sono, il ghiaccio pure, ma le pietre di granito levigate? Quelle sono sostituite dalle pentole a pressione. È questa la particolarità del «Curling bisiàc», nato quasi per scherzo e ora amatissimo nei paesi della Bisiacaria, l’area della provincia di Gorizia dove si parla il dialetto bisiaco, una variante veneta con influenze friulane.
L’idea risale al 2013, quando alcuni membri dell’associazione dei commercianti locali si ritrovavano alla Mariute, storica trattoria di Ronchi dei Legionari, per discutere su come animare il centro storico e attrarre più visitatori. «Avevamo già organizzato la pista di pattinaggio e alcune casette di legno – racconta Michele Poloni, presidente dell’Associazione Curling Bisiàc – ma volevamo qualcosa di diverso. Spettacoli di pattinaggio artistico o tornei di hockey? Nessuna proposta ci convinceva del tutto».
L’ispirazione arrivò guardando le Olimpiadi invernali di Torino 2006, dove il curling aveva catturato l’attenzione di tutti. Ma il costo delle pietre originali era proibitivo: mille euro l’una. La soluzione arrivò dal quotidiano: un pentolone dalla cucina della trattoria fece scattare l’idea geniale. «E se usassimo le “atomiche”?» scherzarono i presenti, usando il termine locale per le pentole a pressione. Da quel momento, il curling bisiàc era nato, portando un nuovo gioco sulla pista ghiacciata e un sorriso in più nelle piazze dei paesi della Bisiacaria.
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