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Crisi alla Federazione trentina della Cooperazione: Simoni risponde ai vice e porta tutto al Cda

Il presidente non si ritira e chiede al Consiglio di amministrazione di decidere; deadline il 31 marzo

Crisi alla Federazione trentina della Cooperazione: Simoni risponde ai vice e porta tutto al Cda

Foto di repertorio


La lettera dei cinque vicepresidenti della Federazione trentina della Cooperazione — Italo Monfredini, Silvio Mucchi, Paola Dalsasso, Stefano Albasini e Camilla Santagiuliana Busellato — ha acceso una tensione inaspettata nel movimento. I vice chiedevano a Roberto Simoni, che sta per concludere il suo secondo mandato, di fare un passo indietro per evitare una possibile bocciatura e il rischio di lacerazioni interne. La risposta di Simoni è stata chiara: nessuna rinuncia immediata, tutto sarà discusso nel Consiglio di amministrazione (Cda) convocato per il giorno successivo.


Il nodo decisivo è matematico e politico al tempo stesso. Simoni ammette che la situazione è fluida e che la misura del suo consenso sarà verificata proprio nel Cda, l’organo che definisce la legittimità del confronto. Il termine per l’indicazione di un candidato unitario è il 31 marzo; se il Cda non dovesse individuare una candidatura condivisa, allora le candidature dovranno essere presentate entro il 20 aprile con un sostegno qualificato. Questa scadenza impone un’accelerazione diplomatica: Simoni potrebbe non avere i numeri per ottenere l’investitura ufficiale, ma disporre comunque di un pacchetto di voti sufficiente a bloccare una proposta alternativa o a imporre la ricerca di una mediazione su una figura terza.

Nella breve lettera i cinque vice sottolineano il rischio che la ricandidatura dell’uscente possa disunire la Cooperazione. L’invito al ritiro nasce dall’esigenza di gettare le basi per un nuovo ciclo e affrontare sfide concrete — dal settore lattiero-caseario alle relazioni con Roma — richiedendo un cambio di passo. Tra i nomi che circolano come possibili opzioni ci sono Italo Monfredini (riferimento del sociale), Silvio Mucchi (legato alle Casse Rurali) e Renato Dalpalù (presidente del Sait), anche se alcune di queste figure potrebbero svolgere al più un ruolo ponte in vista di un rinnovamento generazionale.

L’articolo segnala anche perplessità sul coinvolgimento dell’assessore provinciale alla sanità e alla cooperazione Mario Tonina: la sua presenza potrebbe risolvere tensioni, ma correrebbe il rischio di essere percepita come un intervento “commissariale”, con effetti divisivi per l’autonomia del movimento. Simoni da parte sua ricorda che la sua scelta di proseguire è il frutto di un percorso collettivo, non di una decisione personale, e sottolinea come i vice abbiano condiviso molte strategie durante il mandato.

Tre esiti appaiono possibili: - conferma di Simoni come candidato unitario, se i numeri lo consentiranno; - patteggiamento su una figura terza che faciliti il cambio generazionale; - mancata indicazione di un candidato entro il 31 marzo, con apertura alla fase delle candidature del 20 aprile, un’opzione però considerata rischiosa per l’unità del movimento.

La vicenda illustra due tensioni tipiche delle organizzazioni cooperative: da un lato la necessità di stabilità e continuità nelle scelte strategiche; dall’altro l’urgenza di rinnovamento e la sensibilità verso crisi settoriali (come il lattiero-caseario) e relazioni istituzionali da rivedere. Il risultato del Cda trentino non sarà solo una scelta di leadership: sarà l’indicatore della capacità della Federazione di governare il cambiamento senza frammentarsi.

La posta in gioco riguarda non solo una poltrona, ma la direzione futura della cooperazione trentina: gestione delle crisi economiche, rapporti con Roma, equilibrio tra autonomie locali e responsabilità collettive. Nei prossimi giorni il Consiglio di amministrazione (composto da 23 componenti) avrà il compito di trasformare la retorica in decisione o di rinviare la scelta, con possibili conseguenze sulla coesione del movimento.

Con la deadline del 31 marzo che incombe, la responsabilità dei protagonisti è doppia: trovare una soluzione praticabile e condivisa o accettare il rischio di una competizione che potrebbe logorare la rete cooperativa. In questo contesto la diplomazia interna, il calcolo dei numeri e la ricerca di un’intesa su eventuali figure di transizione saranno determinanti. L’appuntamento in Cda sarà dunque molto più che una formalità: sarà il banco di prova della capacità della Federazione trentina della Cooperazione di guardare avanti senza spezzarsi.

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