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Diga di Ponte Pià, il Comitato acque contesta il progetto

Depositate le osservazioni tecniche sul piano di recupero dell’invaso proposto da Hydro Dolomiti Energia

Diga di Ponte Pià, il Comitato acque contesta il progetto

Lago di Ponte Pià

Il Comitato permanente di difesa delle acque del Trentino ha presentato un documento tecnico con le proprie osservazioni sul progetto denominato “Programma per il recupero e la conservazione del volume di invaso della diga di Ponte Pià”, promosso dalla società Hydro Dolomiti Energia sul fiume Sarca.

L’analisi, elaborata esaminando sette documenti tecnici e le tavole progettuali del PFTE, mette in evidenza diverse criticità che, secondo il Comitato, rendono necessario sottoporre l’intervento a una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) completa.

Il piano prevede l’estrazione di circa 334.000 metri cubi di sedimenti accumulati nell’invaso della diga e il loro deposito in un rilevato artificiale lungo la sponda destra del fiume. Tuttavia, secondo le stime indicate nel progetto, il bacino continuerebbe ad accumulare tra 15.000 e 20.000 metri cubi di sedimenti all’anno, con il rischio che entro il 2050 la situazione torni simile a quella attuale.

Nel documento presentato, il Comitato non si limita a criticare la proposta ma suggerisce anche soluzioni alternative basate su una gestione più naturale dei materiali. Tra le ipotesi avanzate vi sono la redistribuzione dei sedimenti lungo il corso del Sarca, il ripascimento del fiume con ghiaie oggi destinate al deposito o alla vendita e l’utilizzo dei materiali più fini per interventi di riqualificazione ambientale nel Parco Fluviale della Sarca.

Secondo gli esperti del Comitato, strategie di questo tipo sono già state adottate con successo in diversi contesti internazionali, tra cui i fiumi Reno, Rodano e Isar, oltre che in Giappone e Svizzera.

Per questo motivo viene chiesto che il progetto venga sottoposto a una VIA approfondita, con un’analisi estesa all’intero tratto del Sarca dalla diga fino al Lago di Garda. Il Comitato propone inoltre di coinvolgere nel processo decisionale diversi enti e istituzioni, tra cui l’Appa, il Servizio Bacini Montani, il Servizio Sviluppo Sostenibile e Aree Protette e l’Università di Trento.

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