Scopri tutti gli eventi
Intervista
10.03.2026 - 09:00
A quasi due anni dall’insediamento dell’amministrazione comunale, il sindaco di Rovigo Valeria Cittadin traccia un primo bilancio dell’attività svolta e dei progetti in corso. Dai servizi di riqualificazione, alla sicurezza, fino alle prospettive economiche e sociali della città.
Sindaco, siamo quasi al secondo anno di mandato. Qual’ è il risultato di cui va più orgogliosa?
«Sicuramente il fatto di essere riusciti a mantenere pubblica la nostra casa di riposo. Quando mi sono insediata c’era il rischio concreto di una privatizzazione. Invece abbiamo lavorato molto, soprattutto attraverso il confronto con la Regione con cui era aperto anche un contenzioso. Siamo riusciti a chiuderlo con una transazione e questo ha permesso di salvaguardare la natura pubblica della struttura. Per me è un risultato fondamentale, perché garantisce ai cittadini e a tutto il territorio un presidio pubblico in un settore delicato come quello dell’assistenza agli anziani, soprattutto considerando che la popolazione invecchia sempre di più e i casi di non autosufficienza sono destinati ad aumentare».
Quali sono invece gli obiettivi principali, su cui c’è ancora lavoro da fare?
Gli obiettivi sono molti e riguardano diversi ambiti. Uno dei temi a cui teniamo molto è la sicurezza delle strutture sportive: palestre, impianti e palazzetto dello sport sono luoghi fondamentali per la vita della comunità. Spesso sono gestiti da associazioni sportive e polisportive che lavorano grazie al volontariato. Lo sport è importantissimo per i giovani perché rappresenta un luogo educativo dove imparare a stare insieme, rispettare le regole e crescere.
Un altro progetto riguarda lo spostamento della stazione delle corriere. Da oltre vent’anni è collocata in una piazza con una soluzione che doveva essere temporanea. L’idea è trasferirla nell’area della stazione ferroviaria, nello spazio oggi occupato dallo scalo merci, grazie alla collaborazione con Ferrovie dello Stato e questo permetterebbe di creare un vero polo intermodale e migliorare la mobilità. Inoltre stanno per partire i lavori per la rotatoria al semaforo di Borsea, un incrocio che tutti i cittadini conoscono per le lunghe attese»
Parliamo di un tema molto discusso: le trivellazioni nel Delta del Po. Qual è la sua posizione? E quali sono le ragioni dietro a questa scelta?
«Spesso la mia posizione è stata fraintesa. Io non ho mai detto di essere favorevole alle trivellazioni, ma nemmeno di essere contraria a priori. Oggi esistono tecnologie molto diverse rispetto al passato e credo che su questioni così delicate sia giusto affidarsi alla scienza e ai tecnici. Se gli esperti diranno che ci sono rischi per il territorio sarò la prima a dire no. Ma se invece verrà dimostrato che non c’è pericolo, credo che sia giusto valutare anche questa possibilità. Soprattutto in un momento storico in cui il tema dell’autosufficienza energetica del Paese è molto importante».
Per quanto riguarda la sua politica interna, viene definita da fuori come discontinua a causa dei cambi degli assessori. Secondo lei questo fattore può destabilizzare il suo esecutivo?
«Cambiare un assessore non è mai semplice, perché quando si sceglie una squadra lo si fa con convinzione. Però io da sindaco ho una responsabilità molto grande: se qualcosa non funziona la responsabilità ricade su di me.
Le scelte che ho fatto, le ho compiute pensando al bene dell’amministrazione e della città e nel momento in cui ho pensato che, dal punto di vista della squadra fosse meglio resettarla, l'ho fatto ma non mi sono pentita di queste scelte, anche se hanno portato delle frizioni. Ma mi prendo carico di questa strada, perché la faccia è la mia e io vado avanti con le persone che ritengo sappiano fare squadra nella maniera migliore.
È un po’ come nello sport: se anche solo una persona non rema nella stessa direzione rischia di compromettere il lavoro di tutta la squadra»
Tema sicurezza: la “zona rossa” è stato uno dei suoi provvedimenti più discussi. Che bilancio si sente di dare? Verrà mai riproposta?
«È stata una decisione presa dalla prefettura dopo un grave fatto di cronaca avvenuto in centro. Io ho sostenuto questa scelta perché la città aveva bisogno di sentire la presenza dello Stato. La zona rossa ha comportato un rafforzamento dei controlli e della presenza delle forze dell’ordine, tutte misure che i cittadini hanno percepito ed apprezzato questa maggiore sicurezza e credo sia stato un segnale importante.
Per quanto riguarda il rinnovo di questa misura, al momento non verrà istituita in maniera ufficiale, ma i controlli continueranno ad essere presenti lungo il territorio, istituendo, seppur in quantità ridotta, anche il terzo turno della nostra polizia locale proprio per aumentare questa sensazione di presidio, che non è solo una sensazione, è anche una una presenza di controllo che credo abbia una funzione importantissima».
Lei nei mesi scorsi, ha condiviso un video sui suoi social parlando della figura dei “maranza”. Quanto è diffuso questo fenomeno a Rovigo e quali misure si possono adottare a riguardo?
«Purtroppo è una tematica che coinvolge l’intera nazione, non solo di Rovigo e a malincuore le nostre comunità stanno abbassando la guardia davanti a questi comportamenti che non appartengono alla nostra cultura e che vanno contrastati assolutamente. In primo luogo, il tutto deve partire dalla maniera in cui si educa il ragazzo fin da piccolo, con la famiglia che deve essere presente ed insegnare il rispetto delle regole. Successivamente anche lo sport può avere un ruolo importante, perché insegna disciplina e rispetto.
I ragazzini che frequentano gli ambienti sportivi, possono venire da qualsiasi parte del mondo, ma in genere imparano a rispettare le regole.
Anche i nostri ragazzi devono imparare a rispettare le regole, però è molto difficile che abbiano la mentalità di girare col coltellino in tasca. Se lo fanno, è perché iniziano ad emulare comportamenti scorretti, e ad avere paura e quindi, a cercare anche di difendersi, ma non dobbiamo assolutamente arrivare a questo».
La possibilità di inaugurare un cimitero islamico non l’ha mai trovata d’accordo. Ci sono motivi logistici dietro questa scelta? Oppure si tratta di una decisione di principio?
«La mia è assolutamente una posizione di principio, non mi nascondo. Rovigo ha un cimitero laico e aperto a tutti. Non credo sia giusto creare luoghi separati: non ne vedo la necessità dato che l’integrazione passa anche dalla condivisione degli spazi».
Come sta il territorio di Rovigo dal punto di vista economico? Vede segnali di crescita nell’ambito del lavoro e dello sviluppo?
«Ci sono sicuramente alcuni segnali positivi che fanno ben sperare, come ad esempio la crescita dell’imprenditoria femminile, un fenomeno che negli ultimi anni sta diventando sempre più significativo anche nel nostro territorio. Allo stesso tempo però non possiamo nascondere che il commercio stia attraversando una fase difficile. Basta guardare il centro città, dove purtroppo vediamo diverse serrande abbassate, un segnale che riflette una situazione complessa che riguarda non solo Rovigo ma molte realtà italiane. Per questo credo che servano politiche coordinate tra istituzioni, associazioni di categoria e territorio, con l’obiettivo di rendere la città più attrattiva e sostenere chi decide di investire e lavorare qui».
L’arrivo di Amazon ha cambiato la logistica e l’economia del territorio. Che impatto si aspetta per la città e per l’occupazione?
«Amazon rappresenta senza dubbio una grande opportunità dal punto di vista occupazionale. L’arrivo di una realtà di queste dimensioni ha portato lavoro e ha attirato sul territorio molte persone che arrivano anche da altre zone per lavorare a Rovigo. Allo stesso tempo però questo ha fatto emergere con ancora più evidenza un tema importante per la città, cioè quello della casa. Se vogliamo essere una città che cresce e che accoglie nuovi lavoratori dobbiamo anche essere pronti a offrire soluzioni abitative adeguate. È un aspetto su cui stiamo riflettendo molto, perché lo sviluppo economico deve essere accompagnato anche da una capacità di risposta dal punto di vista dei servizi e dell’abitare».
Nell’ambito sociale, come definisce il rapporto tra i il comune e i giovani? Ci possono essere segnali nel breve termine, affinché la città possa risultare sempre più ad immagine e somiglianza con le nuove generazioni?
«Io credo che i giovani rappresentino davvero il vero tesoro della nostra comunità. Spesso si sente dire che le nuove generazioni non hanno valori o che sono distanti dalla vita sociale, ma la mia esperienza è molto diversa. Entrando nelle scuole e parlando con i ragazzi si scoprono spesso esempi bellissimi di impegno, di sensibilità e di partecipazione. Per questo motivo riteniamo molto importante creare spazi in cui possano esprimersi e sentirsi coinvolti nella vita della città. Proprio in questa direzione stiamo lavorando per riattivare il Forum dei giovani, che può diventare uno strumento utile per dare loro voce, ascoltare le loro idee e renderli protagonisti del futuro di Rovigo».
Infine il ricordo del gatto Rossini. Si è parlato della possibile scultura dedicata a quest’ultimo. Sa dirci a che punto sia il progetto? E quale valore avrebbe per la città?
«Rossini era davvero amatissimo da tutta la città. Era diventato una presenza quasi familiare per molti cittadini: lo si vedeva spesso aggirarsi tra il Comune, il tribunale e la Provincia, ma partecipava anche agli eventi cittadini, quasi come se fosse parte della comunità. Aveva un modo elegante e tranquillo di stare tra le persone che lo rendeva davvero speciale e per questo tanti rodigini si erano affezionati a lui. Un artista locale lo ha voluto omaggiare, donando al Comune una statua in rame in suo onore e si sta lavorando anche alla realizzazione di un’altra scultura che lo rappresenti fedelmente. È un piccolo gesto simbolico, ma dimostra quanto Rossini sia rimasto nel cuore di tutti e quanto sia stato, a modo suo, una vera mascotte della città».
Giacomo Trivellato
Edizione
GIVE EMOTIONS SRL | C.F. e P.IVA 04385760287 REA PD-385156 | Reg. Tribunale di Padova n. 2516