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Attualità
10.03.2026 - 10:47
Immagine di repertorio
Il Consiglio di Amministrazione del Centro Servizi Anziani (CSA) di Adria ha approvato il bilancio di previsione per il 2026 e definito le rette di ospitalità per gli utenti della struttura. La decisione, presa nella seduta del 27 febbraio, si inserisce in un quadro di grande attenzione alla sostenibilità economico-finanziaria, nel rispetto del Piano di risanamento approvato e degli impegni assunti con la Regione Veneto.
Il CdA ha ribadito la strategia già adottata nel 2025, orientata alla diversificazione dei servizi e al rafforzamento del ruolo del CSA come punto di riferimento per la presa in carico degli anziani nel territorio. Accanto ai tradizionali servizi residenziali e semiresidenziali, il Centro punta a sviluppare progettualità innovative e integrate che possano estendere l’assistenza anche a persone fragili al di fuori della struttura, rispondendo così ai crescenti bisogni sociali del territorio polesano.
La gestione economica resta prudente: gli interventi patrimoniali saranno limitati a quelli strettamente necessari, come adeguamenti antincendio, antisismici e funzionali dei nuclei assistenziali, mentre continuerà la ricerca di finanziamenti esterni a fondo perduto. Nel 2025, grazie a contributi di fondazioni e bandi pubblici, è stata completata la ristrutturazione della Chiesa di Sant’Andrea senza alcun impatto sul bilancio ordinario. Per il 2026 proseguirà il progetto Kaironia, volto a rafforzare la collaborazione con la società civile locale in ottica di welfare comunitario.
Per quanto riguarda le rette, il CdA ha scelto una linea di equilibrio e responsabilità: non sono previsti aumenti generalizzati. A partire dal 1° marzo 2026, l’adeguamento interesserà solo gli ospiti classificati in Area 3 secondo la nuova normativa regionale sui bisogni assistenziali (DGR Veneto 465/2024), mentre dal 1° luglio tutte le rette subiranno esclusivamente un adeguamento ISTAT dell’1,5%. L’ente sottolinea che l’incremento dei costi derivante dal rinnovo contrattuale del personale socio-sanitario non è compensato da maggiori trasferimenti pubblici, imponendo un attento equilibrio di bilancio.
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