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Attualità
14.03.2026 - 09:16
Foto di repertorio
La recente decisione del Senato di modificare lo status di protezione del lupo in Italia solleva importanti interrogativi tra gli esperti di biodiversità. “Muoversi senza una strategia condivisa è pericoloso: si rischia di non risolvere i problemi esistenti”, avverte Valeria Salvatori, ricercatrice e responsabile del progetto europeo Life Wild Wolf.
Secondo Salvatori, la tutela del lupo richiede un approccio a lungo termine, basato su dati aggiornati e su piani integrati. Negli ultimi decenni, grazie a politiche attente e programmi di conservazione, il lupo è passato dallo stato di specie quasi estinta a una popolazione diffusa in gran parte della Penisola. La ricercatrice sottolinea tre punti chiave per non compromettere questi risultati: rispettare le normative comunitarie, investire in programmi di monitoraggio con trasparenza dei risultati e valutare attentamente l’efficacia dei prelievi nei casi critici, come quelli di predazione o di lupi troppo abituati alla presenza umana.
Il progetto Life Wild Wolf, finanziato dal programma LIFE della Commissione Europea, dura cinque anni e coinvolge 18 partner coordinati dall’Istituto di Ecologia Applicata di Roma. L’iniziativa mira a comprendere il comportamento dei lupi in aree antropizzate, prevenire l’insediamento permanente vicino a centri abitati, sperimentare dispositivi di protezione per cani domestici e formare gli enti locali alla gestione e al monitoraggio della specie.
“È fondamentale che la decisione del Parlamento sia accompagnata da misure tecniche concrete, e non rimanga una scelta politica guidata dall’emotività”, conclude Salvatori, evidenziando la necessità di garantire la convivenza tra lupi e attività umane senza compromettere la sicurezza degli animali domestici e il fragile equilibrio della biodiversità.
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