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Trento, operazione per evitare gravidanze ma resta incinta: due medici condannati dalla Corte dei Conti

Un altro caso riguarda delle visite "in nero"

Trento, operazione per evitare gravidanze ma resta incinta: due medici condannati dalla Corte dei Conti

Foto di repertorio

Due casi di responsabilità sanitaria hanno fatto discutere a Trento, portando a decisioni della Corte dei Conti che coinvolgono i professionisti del settore. Il primo riguarda una donna che, dopo un intervento chirurgico per evitare gravidanze, è rimasta incinta a causa di un errore da parte dei medici. Il secondo caso riguarda una dottoressa che effettuava visite "in nero", violando le normative relative al regime delle prestazioni sanitarie. In entrambi i casi, i professionisti sono stati condannati a risarcire i danni.

Gravidanza non voluta: errore medico e risarcimento

Nel primo caso, una donna si era sottoposta a un intervento chirurgico volto a evitare future gravidanze. Tuttavia, i due medici che l’avevano operata non avevano completato correttamente la legatura delle tube di Falloppio, lasciando la donna nella convinzione che non sarebbe più potuta rimanere incinta. Purtroppo, la donna è rimasta incinta poco dopo l'intervento. Questo errore ha costituito una grave violazione del diritto all’autodeterminazione della paziente, in quanto ha messo a rischio una decisione personale e fondamentale in ambito riproduttivo.

L’Azienda sanitaria ha dovuto risarcire la paziente per il danno subito e, parallelamente, i due professionisti sono stati condannati a un risarcimento di 114.941,80 euro a favore dell’amministrazione danneggiata. Il procedimento penale si è recentemente chiuso con un patteggiamento. La procura erariale aveva inizialmente richiesto una somma più alta, pari a 225.376 euro.

Visite "in nero": abusiva la prestazione della dottoressa

Il secondo caso riguarda una dottoressa che effettuava prestazioni sanitarie in ambito pubblico senza seguire le normative previste, ricevendo compensi in nero dai pazienti. La professionista lavorava in un ambulatorio dell’Azienda sanitaria, ma dichiarava erroneamente che le visite avvenivano tramite telemedicina, in modo da sottrarre i pagamenti previsti per le prestazioni intramurarie.

L'indagine ha rivelato che la dottoressa, violando il vincolo di esclusività, incamerava il compenso in contante e non versava la quota spettante all'Azienda sanitaria. Come risultato, la Corte dei Conti ha disposto che la dottoressa risarcisse spontaneamente il danno, versando una somma di 51.159,43 euro. Il procedimento è stato quindi archiviato per riparazione spontanea, dopo che il risarcimento è stato completato.

Un bilancio delle irregolarità

Questi due casi sono solo alcuni degli atti di citazione a giudizio presentati dalla procura erariale nel corso del 2025. In totale, sono stati contestati 531.782,44 euro di danno erariale per atti di responsabilità sanitaria. Gli inviti a dedurre notificati nel 2025 riguardano 11 soggetti e ammontano a un valore complessivo di 695.484,82 euro

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